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L’arte è di chi non smette (artisti in quarantena). IlClod & ART OF SOOL.

IlClod, mi chiamavano così da ragazzino”. Claudio Cretti, in arte IlClod, artista classe 1988, dopo aver frequentato il Liceo Artistico di Lovere, inizia la sua gavetta artistica come decoratore. Proprio qui, inizierà a prendere sempre più confidenza con quella che ad oggi è diventata la sua tela: il muro. A 18 anni si trasferisce a Firenze per seguire la sua passione e frequentare il corso di animazione/cartoni animati presso la NEMO Academy. Deluso dall’esperienza accademica nel 2010 torna a Brescia dove fonda insieme a Marco Cominini (Mark) e Nicola Fedriga (Nickneim), ART OF SOOL.

 

  • Art of Sool, possiamo definirvi a livello grafico un tutt’uno a 360°. Le vostre illustrazioni sono a colpo d’occhio subito riconoscibili. Voi però siete in tre, cosa distingue la vostra “mano grafica” quando lavorate? In che modo lavorate ai progetti?

Il fatto di essere un tutt’uno è stato frutto di una ricerca stilistica che dura negli anni e che  per noi è diventato un punto di forza. Abbiamo tre stili che si fondono molto bene assieme e facciamo focus su questo. Ognuno di noi ha però le sue caratteristiche e peculiarità a livello grafico. Io ad esempio disegno dei “culetti” che sono diventati il mio tratto distintivo. Nickneim ha cominciato disegnando scatole e pezzi meccanici dedicandosi poi alle rampe da skate, altro suo tratto distintivo sono i grandi occhi neri e le donne aliene. Nickneim si occupa anche dei font con un evidente richiamo al mondo dei graffiti. Mark è il più mistico e spirituale del gruppo, attinge ai richiami della natura con significati mistici e tramuta in illustrazioni i suoi sogni. Tutti i nostri progetti sono frutto di una totale collaborazione a 360° dalla commissione, alla progettazione al raggiungimento dell’opera finale.

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  • Per quanto riguarda le commissioni, come le gestite, le prendete singolarmente oppure insieme?

Prendiamo insieme anche le commissioni. Successivamente tra di noi decidiamo “chi” deve fare “cosa” seguendo le nostre caratteristiche artistiche. Gestiamo il lavoro a seconda di ciò che cerca il committente. Ad esempio, uno dei nostri ultimi lavori è stato sul tema della violenza sulle donne. In questo caso lo schizzo è stato affidato a Nickneim in quanto le figure femminili fanno parte delle sue ricerche stilistiche. Successivamente abbiamo concluso il lavoro tutti insieme. 

  • Quali tra le innumerevoli collaborazioni a cui avete preso parte vi ha interessati e stimolati maggiormente?

Sicuramente quelle con Dolly Noire, con loro lavoriamo da circa cinque anni, si è creato ormai un rapporto di fiducia e amicizia. Anche la collaborazione con Comix è stata stimolate e ci ha portati al Giffoni. La collaborazione più importante però è stata quella con Gianfranco Gaioni aka Director Kobayashi che ci ha scoperti ed ha iniziato ad ingaggiarci come storyboard artists. Proprio con quest’ultimo abbiamo creato storyboard per Algida, Sony e Pampers. Abbiamo lavorato anche per il suo film “Solo per il Weekend”.

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  • Quanto è difficile nella scena di oggi riuscire a trasformare il muro in un vero e proprio lavoro? Come ci siete riusciti e quanto ci è voluto? 

È stato davvero molto difficile, soprattutto i primi anni in cui ci ritrovavamo spesso “con il frigorifero vuoto”. Nel caso di Art of Sool la svolta è avvenuta proprio con Kobayashi che ha iniziato a farci lavorare. Ci hanno sbattuto la porta in faccia molte volte ma abbiamo continuato a produrre. L’incontro con Gianfranco Gaioni è arrivato durante la Mostra Mercato di Bienno, una mostra che dura dieci giorni e che fa rivivere al paese un tema medievale. Proprio in quell’occasione noi avevamo esposto le nostre opere, per caso, lui è passato al nostro stand e ci ha chiesto di lavorare per lui. La prima collaborazione importante che abbiamo avuto, a seguito di quell’incontro, è stata con Pampers, successivamente a catena se ne sono susseguite altre.

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  • Le collaborazioni alle quali avete preso parte sono sempre legate ad aziende esterne. Per quanto riguarda le gallerie siete mai riusciti ad avere collaborazioni con queste? 

Questa domanda mi ricorda un aneddoto molto divertente: seguivamo da anni Willow un importante artista milanese che ha lavorato per moltissime aziende tra cui anche Motta. Per noi lui era quasi un “idolo”. Decidiamo quindi di andare a conoscerlo per fargli visionare i nostri lavori. Quando gli abbiamo mostrato le nostre cose ci ha riso in faccia. Dopo qualche settimana ci ha chiamati dicendoci che ci aveva consigliati ad una galleria emergente di Bologna “Spazio San Giorgio” (ad oggi Whitelight Art Gallery di Milano) che stava organizzando una mostra collettiva. Abbiamo quindi presentato il nostro quadro, l’abbiamo venduto ed è iniziata la collaborazione con la galleria che è sfociata anche in una nostra mostra personale.

  • Per quanto riguarda la Street Art, mi sembra che voi abbiate un tratto molto Pop. Vi riferite maggiormente ad un pubblico teen o ad uno più maturo? Dalle vostre collaborazioni si direbbe che siete molto legati alla parte teen dei più giovani, è così?

In parte sì! Quello che vorremmo, però, sarebbe riuscire a colpire entrambe le fasce di età. Spesso ognuno di noi, nelle nostre opere, inserisce elementi che possano essere apprezzati da persone più “old” e allo stesso tempo da ragazzini. L’anno scorso, durante il Meeting Of Styles Italy di Milano io ho deciso di disegnare sul muro un Pokemon che non conoscevo perchè non della mia generazione. Nel farlo, ovviamente, anche i miei coetanei non riuscivano a riconoscerlo. A differenza i bambini si fermavano e scattavano foto proprio con quella parte dell’opera. Questo per me significa riuscire a coinvolgere lo spettatore, chi ci osserva. Cerco spesso di inserire anche cartoni vintage che spesso vengono dimenticati per catturare anche l’attenzione dei più “old”.

  • La Street Art, adesso, verso dove sta andando? Abbiamo visto che ci sono molti artisti come Banksy o Mr. Brainwash che agiscono in un determinato modo. Cos’è oggi Street Art, è ancora  possibile vivere all’esterno,  nelle città, o forse, avrebbe bisogno di un contenitore museale al quale molti si stanno avvicinando? 

Noi Art of Sool non abbiamo mai voluto definirci con l’etichetta di street artisti o writers. Io credo che ogni artista, in quanto tale, lavori continuamente con e per il suo ego. C’è un estremo bisogno di “buttare fuori” ciò che si ha dentro, se lo fai ti senti più libero. Credo che ogni artista sia spinto da questo bisogno interiore è credo che il passaggio dalla strada alla galleria sia scontato. Mi fà strano pensare che molti lo critichino solo forse per invidia. La galleria per me è un punto di arrivo. 

  • Le collaborazioni che avete a livello aziendale hanno più presa sul pubblico italiano o su quello estero? 

Penso che le nostre collaborazioni e i nostri lavori vengano maggiormente apprezzati all’estero perché là molti stili sono già conosciuti. In Italia non sempre il nostro stile e il nostro lavoro viene preso seriamente. All’estero hanno meno preconcetti noi portiamo anche il fardello dell’essere italiani, legati all’arte dei grandi maestri con poco spazio a ciò che è nuovo ed emergente. Si guarda spesso al passato con poco focus al futuro. La popolazione Italiana è educata solo per i grandi maestri anche se negli ultimi anni qualcosa sta cambiando. Le persone infatti stanno iniziano ad incuriosirsi ed informarsi autonomamente e maggiormente al contemporaneo e all’emergente; questo è sicuramente positivo!

  • Su TheBow ci piace chiudere l’intervista con una domanda che noi consideriamo di rito. Quale consiglio vorresti dare ad un giovane artista emergente che si approccia al mondo dell’arte?

Vorrei semplicemente consigliargli di non mollare mai poiché crederci è fondamentale come è essenziale un allenamento al disegno costante. Importante è anche non farsi prendere dalla paura perché “ti taglia le gambe”. Le cose che abbiamo ottenuto con Art of Sool spesso arrivano da salti nel vuoto. Credere in sé stessi è fondamentale perché nessuno crederà in te tanto quanto ci crederai tu, soprattutto all’inizio. 

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