CRITICA

I Musei al tempo del Coronavirus

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Il mondo dell’arte, diamocelo, fa sempre un po’ fatica a stare al passo con i tempi; vuoi le tendenze di mercato, vuoi la sua romantica attribuzione allo stile classico, il quale poi puntualmente si traduce nel termine: vecchio. Questo mondo così profondamente legato alla cultura si trova oggi di fronte ad una totale assenza di pubblico. Ed eccoci qui; il momento in cui i contenitori del sapere perdono il loro significato primo: l’esposizione. Con l’arrivo del Coronavirus il mondo museale si è fermato, si è guardato intorno e non ha trovato nessuno. La scelta di rivolgermi al mondo museale e non a tutto il settore artistico non è casuale. Sono moltissimi gli artisti contemporanei che già da tempo hanno fatto della tecnologia il proprio cavallo di battaglia, costruendo con il pubblico virtuale una solida community. Lo stesso si può osservare nelle vere gallerie d’arte, che per sopravvivere si sono evolute adottando una strategia comunicativa finalizzata al coinvolgimento di un pubblico online appassionato, e sviluppandone da remoto l’interesse verso l’acquisto delle opere. È quindi al mondo museale che bisogna guardare in questo momento con occhio critico. Nello specifico soffermandosi sul modello museale italiano che con l’arrivo dell’epidemia e delle sue relative restrizioni ha dovuto cambiare completamente assetto comunicativo per non perdere quel pubblico duramente guadagnato negli anni. Per questo da due settimane alcuni dei più famosi musei italiani hanno deciso di mettere le proprie collezioni online e di realizzare dei tour virtuali volti a intrattenere e istruire il visitatore. Tra questi troviamo la Pinacoteca di Brera che ha reso la sua collezione online, lo stesso hanno fatto altre istituzioni museali milanesi come il Poldi Pezzoli, Gam, Il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. Più social invece la comunicazione studiata dalla Triennale che ha creato un servizio in streaming dal nome Decameron; qui ogni giorno alcuni celebri personaggi dello spettacolo raccontano una novella trasmessa in diretta sul canale Instagram della Triennale. Anche la Fondazione dei Musei civici di Venezia, oltre ad aprire le porte del museo tramite un tour virtuale, ha studiato un modello comunicativo che, attraverso una storia al giorno, gioca con il pubblico da casa. Questa innovativa proposta dei musei italiani è da considerare sicuramente come un grande passo in avanti per la ricerca tecnologica museale; è anche vero, però, che molti musei nel resto del mondo già da tempo avevano adottato delle proposte esperienziali innovative e volte a coinvolgere il pubblico anche da remoto. È quindi proprio necessaria la presenza di un’epidemia perché i musei escano dalle proprie polverose sale per entrare nel luogo più frequentato del mondo: i social? La risposta è chiaramente no, ma forse finalmente ci troviamo di fronte alla vera rivoluzione tecnologica museale: quella social. Questa, se opportunamente perseguita, riuscirà finalmente ad accorciare la lunga distanza tra pubblico e arte che l’esperienza fisica non è mai riuscita a fare.

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