EMERGENTI

Un artista per imparare a crescere

 

Chi meglio di un artista per insegnare l’arte. Lo abbiamo chiesto a Giorgia Gaspari che si divide tra la creazione di opere profonde e ricercate e l’insegnamento terapeutico. In un mondo circondato dalla frenesia e dove l’arte pare essere qualcosa si estremamente elitario Giorgia ci racconta il suo punto di vista a riguardo soffermandosi più volte sulla capacità intrinseca dell’uomo di creare arte. Per questo motivo la ricerca di questa giovane artista è volta a comunicare sia con i più piccoli insegnandogli a esprimere loro stessi in ciò che creano ma anche ai più grandi ricordandogli che a volte l’unico modo per andare avanti è perdersi nella ricerca del sé.

Ti definiresti un artista?

Assolutamente sì. Ci sono diverse opinioni riguardo il suo significato. Per alcuni sei artista se fai parte del mercato dell’arte, se sei conosciuto a livello internazionale, se hai partecipato a mostre o esposizioni e se collabori con gallerie. Invece per me non è così. Per me tutti possono essere artisti, l’arte è di tutti e per ciò deve essere fruita da tutti. Penso sia un canale di espressione personale. Quando lavoro con i bambini a scuola gli dico che anche loro possono essere artisti. Arte è qualsiasi cosa che esprima il sé e che si manifesti in un’immagine, in una scultura, in un colore, in una forma in quanto arte dal greco ars significa saper fare, creare attraverso la tecnica, nonché il perizia del saper fare dell’uomo, e tutti noi umani siamo in grado di poter lasciare una traccia di noi nel nostro passaggio. Credo che tutti siamo in grado di creare arte anche se in differenti livelli e chiunque può sentirsi artista perché porta avanti la propria poetica nonostante non sia socialmente conosciuto. Questo è evidente nella storia dell’arte dove vediamo come un vasto numero di artisti non ha ricevuto alcun tipo di riconoscimento in vita ma solo post mortem.

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Il tuo percorso accademico credi ti sia stato utile per sviluppare la tua impronta artistica?

Più che per le materie studiate e gli esami sostenuti, il percorso accademico mi è stato utile attraverso la relazione con i colleghi mie pari, grazie a cui ho sviluppato un pensiero critico attraverso l’analisi delle opere questo mi ha permesso di sviluppare una mia poetica personale.

L’esperienza artistica ti occupa a pieno o riesci a dedicarti anche ad altri lavori?

Attualmente ho una cattedra di docenza alle elementari mentre per il resto del tempo mi occupo di terapie in diverse sedi tra cui uno studio a Bollate. Nello studio abbiamo da poco lanciato un progetto nuovo dal nome Crearte co creato insieme ad una mia collega psicologa che ha aperto da poco uno studio di psicologia integrata con progetti artistici in ambito di cura. Un artista difficilmente non adopera l’arte in ogni cosa, per quanto mi riguarda fa parte della mia quotidianità da uno schizzo su una panchina mentre aspetto l’autobus all’osservare qualcuno in metropolitana mente torno a casa, è una cosa che fa parte di me, in un modo o nell’altro emerge. Io insegno alle elementari anche materie non artistiche ma spesso riesco a far emergere una parte artistica anche facendo geografia o musica. Cerco di creare interdisciplinarietà tra i saperi. È anche vero che ciò dipende molto da come una persona vive e vede l’arte, per me l’arte è prendermi cura di me stessa con piacere, ed è rilassante disegnare. Riesco a discostarmi dalla realtà per entrare in uno stadio di purificazione dalle incombenze della quotidianità.

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C’è una relazione tra la serie incubazione e la precedente: colate laviche?

Si, i tecnicismi sono molto simili, erano fatte su due matrici diverse e due tematiche estremamente differenti ma a partire dalla produzione di colate laviche ho deciso di fare questo studio di blu che ho chiamato incubazione in quanto il blu è sempre stato qualcosa di fondamentale nella mia vita, un colore che sento appartenermi. Sento il blu dentro di me come colore della profondità, degli oceani, dell’equilibrio interiore, ho perciò deciso di prendermi un anno per lavorare solo ed esclusivamente sul blu, senza avere distrazioni di alcun tipo prediligendo in questo coso l’arte astratta che permette di concentrarsi sulla pregnanza del colore più che su forme e contenuti. Dal punto di vista della tecnica rispetto a colate laviche incubazione possiede una profondità e uno studio più approfondito.

Nel 2018 hai esposto l’opera paesaggi interiori a Paratissima a Torino, come è avvenuta la selezione del lavoro da esporre e come hai vissuto quell’esperienza?

L’esperienza è stata molto bella. L’esposizione non è a pagamento ma è aperta a tutti gli artisti che vogliono partecipare previa selezione. All’interno dell’esposizione vi erano delle sale con un massimo di otto artisti che rispondevano ad una tematica particolare. Io sono stata scelta per la tematica Nice: Mettersi a nudo, quindi la tematica era lo scoprirsi e l’indagare dal punto di vista fisico e introspettivo attraverso un’autobiografia di immagini. L’opera paesaggi interiori è stata selezionata proprio perché è una rappresentazione fisica del mio corpo ma in relazione ad un vissuto personale messo in evidenza dalla tecnica del frottage, ovvero una tecnica surrealista che si utilizza passando sulla superficie del materiale un colore, il risultato è l’impronta lasciata. Io ho fatto un frottage di elementi naturali di luoghi a me cari come il giardino di infanzia, la casa in cui sono cresciuta, il parco dove andavo da piccola. Ho ricreato delle topografie cutanee partendo dalle illustrazioni mediche e scientifiche. È stata una bella esperienza in quanto la mostra è stata curata molto bene e i due critici che mi hanno selezionata a e contattata erano molto preparati.

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Cos’è secondo te oggi arte, cosa ne definisce il valore?

Pratico un tipo di arte per me stessa e per gli altri che è l’arte terapia, per questo sono del pensiero che l’arte deve essere fruibile da tutti e partecipativa. Anche la traccia che lasciamo del nostro corpo per me è arte. Il valore dell’arte deve essere sancito da organi di competenza che ne definiscano il valore anche se il bello rimane estremamente soggettivo come concetto. Oggi il mercato dell’arte è molto elitario ed è sempre più difficile farne parte. Se per artista si intende una persona che riesce a vivere della propria arte allora non posso dire di rientrare in questa categoria. Il mercato dell’arte contemporanea è molto elitario soprattutto per i giovani artisti emergenti, è sempre più di nicchia ed è necessario avere una rete di supporto fatta di conoscenze. Bisogna essere disposti a vendere se stessi, e questa è una cosa che io non riesco e non voglio fare. Se l’arte deve essere limitata e circoscritta a situazioni di moda o domanda, offerta e consumo non la sento più mia. Arte per me deve essere una produzione fertile. Per questo spesso il mio fare arte non coincide con le tendenze della moda e quindi rischia di non essere riconosciuta come tale.

La laurea in Arte Terapia conseguita all’Accademia ti ha oggi permesso di aprire un laboratorio di arte e terapia a bollate. Come è nata questa idea e che proposta educativa adottate?

Da tempo io e la mia collega psicologa stiamo lavorando a questo progetto. Secondo noi l’arte e la terapia devono essere integrate cioè deve essere strutturata su dei percorsi educativi condotti da una professionalità di un certo tipo, motivo per cui molto spesso lavorare in equipe con specialisti di altre professioni risulta importante per la contaminazione di idee che può solo essere prolifera e proficua per sviluppare dei progetti innovativi. A partire dalle proposte educative, le modalità e gli strumenti psicologici che vengono utilizzati in ambito di psicologia e psicoterapia associati ad un fare artistico ovvero creare, mettono in gioco diverse dinamiche che aiutano l’individuo a riscoprire il sé, sia in ambito di cura, dove abbiamo creato dei percorsi appositi che permettano si sviluppare dei concetti non esprimibili tramite le parole e al tempo sesso per persone che hanno voglia si riscoprire se stesse, mettersi alla prova e prendersi cura di se. Questo percorso può essere di cura non solo verso un disturbo ma anche verso chiunque voglia prendersi cura del sé, trovando una dimensione quasi onirica attraverso il contatto con il mondo dell’arte. Entrare in contatto con la materia dell’arte ci permette una catarsi profonda che a volte è liberatoria come far uscire da se qualcosa di chiuso e tossico.

 

 

Valentina Santinoli

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