BLOG EMERGENTI

Nazareno Biondo, realtà fuori controllo

Nazareno Biondo, scultore, classe 1985 sceglie con occhio critico di sottolineare, tramite le sue opere quanto per lui sia importante abbandonare la cultura dello spreco in favore di quella del riutilizzo. Costanti sono i riferimenti sulla riflessione quotidiana e sulla cultura di massa occidentale. “Nulla nel mio lavoro, come nel mondo in cui viviamo, dovrebbe essere sprecato. Mi limito a documentare ciò che accade sotto gli occhi di tutti.”

 

  • Le tue opere sono frutto di un lungo e attento lavoro che prevede l’utilizzo del marmo; questo materiale richiede sicuramente una mano esperta ed attenta al lavoro. Che percorso hai dovuto affrontare al fine di riuscire a maneggiare così sapientemente un materiale tanto d’effetto ma al contempo tanto difficile da plasmare?

Ho scoperto questo materiale durante il primo anno di frequentazione dell’Accademia di Belle Arti di Torino. L’ho sentito mio e me ne sono innamorato fin da subito. Di norma in Accademia era prevista la frequentazione del corso di “tecniche del marmo e pietre dure” della durata di un anno che si doveva effettuare esclusivamente al terzo anno di studio, ma il mio corso fu molto più lungo. Ricordo ancora il peso del mio zaino ricolmo di attrezzi. Ho frequentato quell’aula, ogni settimana, dal primo giorno, durante il triennio ed il biennio; creando numerose sculture e riuscendo a coinvolgere con entusiasmo anche i miei docenti. Durante il biennio ho lavorato come assistente nello studio di uno scultore importante, ma la mia “vera” esperienza è cominciata dopo tutto questo, lavorando e sbagliando da solo nel mio laboratorio che ho aperto nel 2012.

 

  • Attraverso quali tecniche e quali materiali preferisci realizzare le tue opere d’arte?

In assoluto il marmo bianco di Carrara, con i procedimenti che ho scoperto e sperimentato per molto tempo fino ad abbattere molti limiti che spesso sono soltanto psicologici. Ormai la mia tecnica mi permette di arrivare dritto al punto che sogno e desidero.

Schermata 2019-11-01 alle 12.15.14

 

  • Da sempre il marmo, possiamo affermare sia in grado, grazie alle sue caratteristiche “fisiche” di innalzare l’opera al sacro. Come si rapporta oggi un artista che utilizza un materiale così iconograficamente sfruttato e sempre denso di aspettative?

Visitare, studiare, pensare, scoprire, cadere, volare. Produrre, produrre e produrre, per me è uno sfogo, libero questa energia che se non trova il giusto canale, stritola qualche cosa dall’interno. Ecco come ci si rapporta a parere mio. Molto è già stato fatto ed è difficile inventarsi qualcosa di nuovo soprattutto nel mondo dell’arte, un mondo fatto di inevitabili continui richiami, ma siamo consapevolmente qui ora. In qualche modo questo materiale è come se mi collegasse ad un’energia universale, dove il tempo sembra fermarsi ed ogni cosa trova il suo posto.

 

  • Una delle particolarità delle tue opere è sicuramente la fisicità. In queste si riesce a scorgere uno sguardo ironico sul mondo, ma allo stesso tempo molto drammatico. Da dove deriva questa tua volontà rappresentativa?

Io mi limito a documentare ciò che accade sotto gli occhi di tutti, non mi permetto di giudicare o criticare. Voglio soltanto rappresento la nostra epoca senza dire cosa è giusto o sbagliato, che poi lo sappiamo tutti. Sicuramente la scelta dei soggetti fa sempre molto riflettere. Forse, questa mia volontà deriva dal voler vedere dei cambiamenti concreti a livello umanitario e planetario.

 

  • Possiamo definire le tue sculture “pop”, oggetti di uso comune della società contemporanea, scarti, qualcosa che viene usato ed abbandonato velocemente. Una visione del mondo molto romantica, poetica ma allo stesso tempo disillusa che non lascia quasi intravedere un domani, è così? Quali sono le tematiche fulcro dei tuoi lavori?

Ciò che rappresento in qualche modo è come se fosse quello che viene dopo la Pop Art. Ciò che nasceva con l’industria e la produzione di questi oggetti puliti e scintillanti di cui ci siamo ritrovati sommersi ed hanno occupato l’intero pianeta. Domani è cosa certa, nel come ci si arriverà sta l’incertezza. Spesso negli oggetti che raffiguro, si racchiude uno stato d’animo collettivo, noto questa sensazione di utilizzo ed abbandono nelle persone sempre più spesso. Società di massa usa e getta.

 

  • Alcune delle tue opere come “Te lo ricordi il 2 febbraio?!”, “Durex” e “Wasted Life” affrontano tematiche sociali importanti, ci racconti qualcosa in più riguardo a queste?

Estasi, preservativi ed assorbenti usati tutto su maxi scala. Delle volte penso di essere matto ad averli scolpiti per sempre nel marmo, ma rappresentano generazioni fuori controllo che si moltiplicano, vite buttate, non si capisce più dove sta il vero valore e cosa ha davvero importanza mentre ci avviciniamo al punto di non ritorno.

 

  • Come stai Nazareno?

Benissimo grazie, ho imparato a assorbire soltanto vibrazioni e frequenze positive e a far scivolare via la negatività. Sono molto dispiaciuto per come le cose su questo pianeta sono state impostate, si sarebbe potuto fare molto meglio, ma sono sicuro che lo spirito della terra prima o dopo sistemerà tutto!

 

  • Hai un curriculum denso di mostre, esposizioni, fiere alla quale hai partecipato. Qual è stata o quali sono state quelle che ti hanno lasciato di più?

Ci sono molte esperienze che mi hanno arricchito una di queste è la mostra personale organizzata dall’Istituto di Cultura Italiana a Bangkok all’interno del BACC (Bangkok Art and Culture Center) dello scorso anno. È stata un’esperienza importante, viaggiare così lontano, con tutte quelle opere realizzate da un anno all’altro e partite due mesi prima di me. Anche la mostra personale di quest’anno a Palazzo Saluzzo Paesana di Torino è stata contornata da un periodo intenso di emozioni e soddisfazioni, ma devo dire che il contatto e le parole di chiunque sono ciò che mi riempiono di forza e mi spingono a fare sempre meglio.

 

  • Hai nuovi progetti in cantiere? Nuove tematiche che ti preme affrontare attraverso le tue opere d’arte?

Il progetto a cui sto donando anima e corpo da quasi un anno è la realizzazione di questa vecchia FIAT 500 in marmo. Ci sto lavorando da solo e sono partito da un blocco di 15 tonnellate. La sto realizzando senza una portiera, ed ora sono letteralmente dentro l’opera. Risulterà una carcassa vuota, bollata, simbolo di un epoca in cui si potevano fare scelte migliori per il futuro che stiamo vivendo oggi. È in programma un giro con questa scultura per le strade di Torino, per farle assorbire un po’ di storia durante la settimana dell’arte. Trovo interessante e nuovo mostrare una scultura di questo calibro in corso d’opera.

Schermata 2019-11-01 alle 12.07.01.png
FIAT500

 

  • Su TheBow ci piace chiudere l’intervista con una domanda che noi consideriamo di rito. Quale consiglio vorresti dare ad un giovane artista emergente che si approccia al mondo dell’arte?

Il consiglio che mi sento di dare ad un giovane è quello di non scendere troppo a compromessi con nessuno. L’arte non è ciò che accade sul mercato. Il vero artista fa ciò che sente ed è già ricco soltanto per questo. Quindi se sei giovane e ci credi, sfrutta a pieno la tua passione e vedrai che se chiedi l’universo ascolta. Il talento o i meriti non vanno cercati, arrivano da soli. Hey tu giovane artista, OSA!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: