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Nelle visioni oniriche di Alessandro Sicioldr

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di dialogare con un giovane pittore italiano, Alessandro Bianchi, in arte Sicioldr, nato a Tarquinia nel 1990.  L’inconscio ha un ruolo fondamentale per la creazione dei suoi dipinti, caratterizzati da visioni oniriche, apocalittiche, e che dischiudono al mistero dell’uomo. Ma chi è Sicioldr? Da dove derivano le sue opere? Ho cercato, nella mia breve intervista, di svelare il più possibile di questo interessante ed ermetico artista.

  • Da dove deriva il tuo pseudonimo “Sicioldr”?

Non ne sono ben cosciente. Non è chiara l’origine di questa parola, è come un quadro, e preferisco lasciarla nell’ambiguità. Io sono molto legato alle parole, e questa ha a che fare con il lato onirico. Certe parole hanno un potere “magico”, nel senso che esse sono in grado di trasformarci. Sicioldr per me è una parola magica perché è stata la mia guida nel mio percorso artistico.

  • La tua arte la definisci simbolista. Ci sono dei rimandi anche esoterici nel tuo simbolismo? Ti sei mai interessato all’esoterismo in questo ambito?

In un certo modo. Il mio esoterismo si basa su un’esperienza personale che non segue le regole delle classiche rappresentazioni esoteriche. Non mi attengo a un concetto predefinito di tali saperi, bensì credo che certi concetti si manifestino alla luce di un processo inconscio, definito anche da C. G. Jung nel suo “Libro rosso”. 

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  • Qual è il tuo percorso di studi?

Non ho mai studiato nelle Accademie di Belle Arti. Mi sono diplomato al liceo scientifico e poi ho conseguito la laurea in informatica. Sin da bambino ero appassionato di disegno nonostante non fossi tanto portato. La mia vera inclinazione da piccolo era la musica, il pianoforte. 

  • A tuo parere, con la tua arte di rimando surrealista e simbolista, ti distanzi da quella che è l’arte contemporanea?

Sinceramente non vedo una corrente definita nell’arte contemporanea: al contrario, trovo vi siano inserite tutte le correnti, per questo mi sento perfettamente inserito nel panorama artistico del momento. 

  • Ci sono artisti a cui ti senti vicino in Italia attualmente?

Mi sento molto vicino a Nicola Samorì: egli dipinge meglio di un pittore antico, ma allo stesso tempo attua degli interventi specifici della decostruzione contemporanea. A mio parere, la sua enorme abilità si può scorgere in particolare dalle incisioni e dai disegni.

  • Alcuni dei tuoi quadri trovo abbiano a che vedere con degli stati di alterazione psicologica, peculiarità o anomalie della mente. Si può scorgere una natura ambivalente dell’essere umano, per metà angelo e per metà bestia, parafrasando Pascal. Nelle tue opere l’uomo vive precariamente sul confine tra l’abisso dell’infinito e l’abisso del nulla. Ti ritrovi in queste parole? Qual è la tua interpretazione?

Sì, mi ci ritrovo. Penso che ognuno debba dare la propria visione e interpretazione, e tutte sono corrette. Con le mie opere voglio creare degli specchi, io le chiamo “immagini staminali”, come le cellule staminali, anch’esse si adattano al contesto. Quando l’immagine ha una certa potenza ognuno tende a rivedere se stesso in quella immagine, come la sentenza ambigua di un oracolo si presta a una moltitudine di intendimenti. Dunque io evito di dare qualunque interpretazione sui miei quadri.

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  • Da dove vengono le tue immagini? Prendi ispirazione da qualche opera letteraria, cinematografica o pittorica in particolare?

Non saprei dire da dove derivino, dentro di me sento una forza prorompente che deve fuoriuscire tramite l’atto creativo. L’unico maestro che io riconosco come tale per la mia crescita artistica è il pittore simbolista francese Odilon Redon (1840-1916), da lui deriva la mia ispirazione più pura.

  • Ho notato, a tal proposito, dei rimandi iconografici all’opera di Hieronymus Bosch, in particolare confrontando il tuo quadro “La Nascita” del 2018 con certe figure bizzarre, demoniache ed ermetiche del pittore fiammingo vissuto a cavallo tra il XV e XVI secolo. Una certa fascinazione per il mistero avvicina la vostra arte, creando un bellissimo dialogo che prende forma tra i secoli.

Bosch doveva inserirsi, tuttavia, in un contesto ecclesiastico, in quadri a tema religioso, perché non erano tempi abbastanza maturi per accettare lo stravagante nell’arte. Adesso invece l’uomo ha la coscienza di vedere le cose con più chiarezza. Bosch aveva intuito e anticipato determinate cose ma egli era circoscritto all’epoca in cui si trovava. Non c’era il concetto di inconscio, quindi si poteva persino pensare che quei luoghi infernali e strambi che dipingeva fossero veri. Non vi era ancora la coscienza dell’uomo moderno che riconosce i suoi demoni interiori. Oggi siamo in un periodo storico, secondo me, in cui l’uomo ha una coscienza adatta a recepire le immagini interiori. 

La Nascita

  • Vorrei concludere questa breve intervista chiedendoti se, secondo te, lo slancio creativo dischiude a una relazione con il divino oppure appartiene, in altro senso, al carattere insondabile, al mistero ontologico dell’essere umano. Come ti pronunci sul tema?

A mio parere il divino e il mistero ontologico dell’uomo convergono in una sola cosa. Tutto è dissolto, l’uomo non è più qualcosa di distinto dal divino, non c’è più questa differenza. Il processo creativo ci pone sia come esseri umani che come dio. Il rapporto con dio è il vero mistero: il rapporto con la coscienza e l’anima sono profondità insondabili che non si esauriscono nell’individuo. Tutto è collegato, tutto è unito, e l’unica cosa che veramente esiste è la percezione.

 

Intervista a cura di Camilla Sharon Chiusi

 

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