BLOG EMERGENTI

Alan Borguet, FLUXO estetico

“L’artista vuole concedersi, nella materia risiede la nostra energia. Si fa arte per donare agli altri. L’arte ti regala un viaggio senza dovere pagare un biglietto e può insegnare tanto”. Con questa frase Alan Borguet, milanese, classe 1988 ha aperto la nostra intervista. Abbiamo avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata con questo giovane e talentuoso artista che ci ha accolto nella sua “seconda casa” la galleria Carte Scoperte di Milano. Alan è un artista vero che è riuscito a trasformare la sua passione e ricchezza interiore in arte e lavoro. 

  • Potresti raccontaci come hai iniziato il tuo percorso artistico? Pensi che la città di Milano sia stata in grado di dare qualcosa ad un giovane artista contemporaneo come te?

Ho iniziato il mio percorso artistico partendo dalla street art, passando poi all’arte segnica ispirandomi in modo particolare a Carla Accardi e Antonio Sanfilippo. Ad oggi voglio dedicarmi quasi esclusivamente all’arte povera e in modo particolare alla scultura. Il passaggio dalla pittura alla scultura è avvenuto perché non mi accontento mai e voglio essere sempre più originale nella produzione delle mie opere. Milano è stata fondamentale per me perché mi ha dato la possibilità di conoscere molti artisti e di viverli in prima persona. Io ed altri artisti infatti, per circa un anno abbiamo vissuto tutti insieme all’interno dello studio di Jaques Leo in Via Solferino 35. Diretta conseguenza di questa unione e grazie in seguito all’incontro di Kean Etro si è formato il Circolo dei Poeti (The Circle of Poets). Siamo stati e siamo tutt’ora un gruppo pulsante nel cuore di Milano, per noi l’unione può davvero fare la differenza. All’interno del Circolo dei Poeti compare il mio gallerista Andrea Zardin e anche Jaques Leo che per me è stato una sorta di maestro. Proprio quest’ultimo infatti mi ha insegnato ad utilizzare la tecnica della sabbia fulcro di quello che poi sono diventati i miei cavalli di battaglia ovvero i Monocromi. 

 

  • Pensi che i giovani artisti contemporanei come te, soprattutto in Italia, siano un po’ vittime dello storico accademico passato così ridondante di grandi nomi? 

Assolutamente si! Noi giovani artisti contemporanei portiamo sulle spalle una realtà accademica fatta di grandi nomi. È inevitabile, soprattutto qui in Italia. Penso però che se noi artisti fossimo meno “individualisti” potremmo davvero fare la differenza, e perché no, potremmo dar vita anche ad una nuova pagina della storia dell’arte contemporanea (perché ora i contemporanei siamo noi) per i nostri futuri figli.

  • Possiamo dire che ci sia una sorta di “buco” tra il gruppo dell’arte povera, partendo da Manzoni. A voi sembra che l’arte si sia spenta in Italia?

Penso che questo “buco” che si è andato a creare sia derivato dalla paura. Artisti come Manzoni, Burri ed altri hanno tirato uno schiaffo molto grosso al mondo dall’arte che è diventato difficile da oltrepassare. Ci capita spesso di sentire che il quadro è bello se è perfetto tecnicamente ma poi guardiamo un’opera di Giovanni Anselmo con una pietra attaccata al tetto e diventa impossibile non porsi delle domande. Questo buco per me c’è stato e c’è perché in primis tanti di noi artisti contemporanei non hanno coltivato la sensibilità per via di dogmi che avevano già, di conseguenza sono mancate le forze di fare, credere e di dire.

  • Perché hai deciso di dedicarti alla scultura e abbandonare il tuo porto sicuro della pittura e dei Monocromi che hanno avuto parecchio successo?

La cosa che mi ha spinto ad abbandonare per il momento la pittura e dedicarmi alla scultura è stata la mia voglia di interagire con lo spazio staccandomi dalla parete. Una scelta secondo me coraggiosa perché pensandoci ci sono artisti morti attaccati ad una parete, artisti che hanno sempre fatto solo quello. Kounellis diceva “l’opera d’arte deve essere reale”, e cosa c’è di più reale di una scultura? Alla Affordable Art Fair di Milano quest’anno ho esposto una scultura e una decina di quadri ed ho notato che davanti a quest’ultimi i visitatori passavano senza nemmeno fermarsi, a differenza della scultura, che faceva interagire le persone. Grazie a questa scultura ho ad esempio conosciuto Federico Montaresi un altro talento dell’arte contemporanea. Davanti al mio palloncino calcificato appoggiato su un piedistallo le persone si fermavano, facevano domande, interagivano e questo mi ha fatto capire che la scultura nello spazio ha un impatto decisamente diverso rispetto ad un’opera appesa al muro. Ora sto elaborando opere d’arte scultoree in grado di essere esposte alle intemperie, voglio che resistano alla pioggia, al tempo, agli eventi climatici proprio come fa il nostro corpo. Con queste voglio lasciare un segno al mondo, voglio fare arte per lasciare qualcosa di me.

 

  • Il tuo obiettivo quindi è quello di fare arte per il futuro? Qualcosa di indissolubile che sia in grado di restare nel tempo? 

Si, in realtà lo è sempre stato ma oggi ancora di più. È un bisogno di evoluzione, un bisogno intimo e viscerale che sento e non riesco a reprimere. Sono dell’idea che più rischi, magare anche sbagliando, più impari. Tutto ciò per me forma una sorta di “bagaglio personale”. Se mi fossi fermato alla pittura mi sarei limitato e io volevo e voglio espandere la mia conoscenza, darmi dei nuovi punti d’arrivo. Ci sono artisti con cataloghi fantastici che hanno fatto per una vita intera la stessa cosa, io li apprezzo moltissimo hanno avuto la loro chiave di lettura, la loro personale dimensione ma io mi sento un artista più poliedrico un po’ all’Alighiero Boetti. Voglio continuare a mutare. Il fatto di fare le stesse cose per tutta la vita mi angoscia. Vincere sempre con la stessa cosa è troppo facile io voglio sperimentare. Nel 2015 con una mia mostra personale ho fatto sold-out vendendo tutte le 14 carte realizzate con china e lente d’ingrandimento che rappresentavano la globalizzazione nel mondo che avevo realizzato. Avrei potuto fare quelle per il resto della mia vita e continuare a venderle ma ho preferito rischiare passando ai quadri e alla pittura. Dopo essermi ascoltato profondamente, dal 25 dicembre 2018  ho deciso di iniziare a dedicarmi alla scultura.

  • Oggi le gallerie in fiera e ad eventi tendono ad esibire tantissimo gli artisti dell’arte povera dando però poco spazio agli artisti nuovi. Si vede moltissimo di “prima” e pochissimo di “adesso”, cosa ne pensi?

Penso che la colpa sia di noi artisti contemporanei, perché non riusciamo ad essere uniti tanto quanto lo erano i nostri “vecchi artisti”. Questa diciamo è un po’ la mia concezione di arte e di vita. Noi siamo responsabili di ogni cosa che ci accade. Se il gallerista non espone il giovane a mio parere è colpa del giovane e non del gallerista. Questo modo di vedere le cose ci fa acquisire maggiore responsabilità e ci permette di capire dove sono situate le carenza del nostro lavoro per le quali il gallerista ha deciso di non selezionarci. È sbagliato dare la colpa sempre e solo al gallerista. Il rifiuto dovrebbe spronare, è una linea sottile. Io le porte in faccia le ho prese, le prenderò ancora ma non baserò mai il mio lavoro artistico sul rifiuto, anzi continuerò instancabilmente a riprovarci senza “tradire” mai ciò che sono e la mia arte.

  • Non pensi che delle volte le gallerie, i critici e gli esperti del settore partano prevenuti nei confronti dei giovani artisti? Perché secondo te spesso si crea questa sorta di “muro”? 

Si assolutamente, questo muro esiste ma sta a noi artisti abbatterlo. Siamo noi ormai i contemporanei. Galleristi, critici ed esperti dovrebbero ascoltarci di più e viceversa noi dovremmo ascoltare di più loro. Se ti fai troppo influenzare da un giudizio o da una porta in faccia non produrrai vera arte ma produrrai solo quello che il gallerista vuole e questo per me non è il modo di operare.

  • Secondo te il mercato dell’arte di oggi dove sta andando? 

Sicuramente i cuori del mercato dell’arte di oggi sono Londra e New York, detto questo però non vorrei essere in contraddizione con me stesso, infatti stiamo cercando di portare ed incrementare il mercato e l’arte qui in Italia. Sta tutto nelle credenze dell’artista, ci sono dinamiche interne che fanno camminare l’arte da sé. È possibile fare arte anche in Italia. Per il mercato italiano penso sia molto importante ad esempio il “passaparola” tramite questo infatti ho venduto il 70% delle mie opere. Questo significa che conoscere fa circolare l’arte ed è proprio su questo che dobbiamo puntare oggi.

  • Ci racconti qualcosa di più su Fluxo Art, la tua nuova serie di sculture?

Le nuove sculture sono frutto di un’intuizione. La bellezza e originalità di queste deriva dal gesto puro e dall’intuizione. Penso di essere il primo artista che ha deciso di colare della materia quale il cemento all’interno di stampi di polistirolo da imballaggio che la gente butta. Io personalmente vado in discarica e mi butto nella cisterna a cercare questi imballi che hanno forme variegate, possono essere stampi, contenitori di elettrodomestici e tantissime altre cose, non mi do limiti. Successivamente colo il cemento all’interno di questi e trasformo il nulla in scultura. Un po’ “michelangiolesca” come cosa! Con questa tecnica riesco a  ridare anima ad un qualcosa di preesistente, una scultura che c’era già ma che nessuno aveva mai notato. La serie si chiama Fluxo Art perché appunto ho seguito il flusso. Inizialmente volevo lasciare spoglio il calco che nasceva dallo stampo ma essendo un esteta ho deciso di aggiungere quel tocco mio personale attraverso materiali quali licheni, ferro, legno per adornare e per rendere più facile lo scambio con il pubblico, soprattutto in un paese come l’Italia affezionato al decoro. A differenza a Londra o in America avrei potuto lasciare spoglio il lavoro in quanto li le persone riescono a cogliere subito il “gesto”. Ho trovato questa nuova tecnica e ne voglio diventare il pioniere. Voglio far capire al pubblico da dove parte tutto, dallo stampo che già c’è, prendo l’anima e le dono un corpo.

 

 

 

Carolina Bonometti

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: