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La contemporaneità di Flavin

Cattura la luce dei neon di Dan Flavin all’interno del bianco spazio della galleria Cardi. Ancor prima di entrare si scorge dall’esterno la luce che riflette a specchio sui muri bianchi della galleria. All’interno dello spazio espositivo le opere rendono l’atmosfera ancora più essenziale. Sembrerebbe, al contrario di quanto l’artista ha sempre affermato, che l’opera voglia sottolineare la spiritualità dello spazio circostante. Spazio che trova la sua definizione nel termine withe cube. Eppure Dan Flavin ha sempre parlato della sua arte come luce che risponde ad una architettura circostante, priva di un significato profondo e spirituale. Purtroppo o per fortuna, l’arte suscita emozioni che trascendono dalla volontà dell’artista e i neon chiari di Flavin riescono a ripulire lo spettatore dal caos urbano della metropoli milanese avvicinandolo ad una sensazione di estraniazione. 

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La condizione immersiva del chiarore dei neon preparano al caos cromatico del piano superiore. Qui si viene accolti da una violenta ondata di colori che si contrappone al candore dello spazio sottostante. È forse in questo spazio che il visitatore può soddisfare a pieno le proprie aspettative, non tanto per l’opera in sé, che poco ha da esprimere, ma per l’estrema fotogenicità dei neon. Attraverso la riproduzione mediatica dell’opera questa vive la sua più importante performance arrivando agli occhi di un vasto pubblico. E se il bianco sacrale ingresso appare vuoto, il piano superiore si scopre pieno di visitatori intenti a catturare quella moltitudine di colori. 

Le quattordici opere in mostra attraversano un’ampia temporalità della vita artistica di Dan Flavin, infatti le sue opere, emblema dell’arte minimalista americana, si collocano dalla fine degli anni ‘60 agli inizi degli anni ’90. Questo ci permette di osservare le varie evoluzioni delle lampade fluorescenti. Mentre la mente si affatica a trovare la a-contemporaneità delle opere, che risultano più che mai attuali al nostro tempo, l’occhio intuisce la ricerca cromatica avvenuta in più di quattro decenni. Dan Flavin con i suoi neon è riuscito a fare una cosa che la fisicità del copro umano non permette: sopravvivere al tempo.  

 Maggiori informazioni: https://cardigallery.com/ 

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