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Valeria Sarcina, arte per tutti

  • Ciao Valeria, innanzitutto raccontaci il tuo percorso di studi e come questo ha formato la tua persona e il tuo fare arte oggi.

Fin dall’infanzia ho sempre avuto una profonda passione per il disegno, la pittura e l’arte in generale. Proprio per questo motivo i miei studi artistici iniziano al un liceo artistico, con materie plastiche, pittoriche, architettoniche e grafiche. Studi che son poi proseguiti all’interno dell’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, conseguendo una laurea triennale in pittura con la tesi “Muralismo nella vecchia e nuova società”, ed una laurea magistrale in grafica d’arte con la tesi “Disegno Naturalistico tra arte e scienza”. Fu soprattutto tra la fine del triennio e l’inizio del biennio all’Accademia di Brera che il mio modo di fare arte cambiò. Mentre prima eseguivo dei lavori più illustrativi, interessata unicamente ad una ricerca grafica, con il tempo capii che il risultato che ne veniva fuori erano delle immagini pressoché vuote; incominciai a realizzare opere che fossero più legate alla mia persona, a quello che provavo, pensieri che magari a parole non riuscivo ad esprimere.

  • Come definiresti le tue opere? Raccontaci come le realizzi?

Potrà anche essere banale come risposta, ma per me le mie opere sono essenziali, non riesco proprio a vedermi senza fare arte. Se ho un pensiero o un concetto in testa, uno stato d’animo, la prima cosa che mi viene in mente non è esplicitarla a parole, bensì come poterli ricreare con un’immagine. Non c’è un giorno in cui io non pensi ai miei lavori, che siano già iniziati o ancora da sviluppare. Per quanto riguarda la realizzazione mi piace spaziare con diverse tecniche, ma quelle che utilizzo di più in questo momento sono la calcografia e la pittura. Nutro un profondo amore verso la grafica d’arte in genere, anche se comunque molte tecniche incisorie non le ho ancora sperimentate e studiate, mentre invece per quanto riguarda la pittura utilizzo principalmente dei pennarelli acrilici e l’aerografo.

  • Hai mai pensato di entrare nel mondo della fumettistica e approcciarti a strumenti grafici più tecnologici e meno fisici come la tavoletta grafica?

Per quanto riguarda il mondo della fumettistica no, mai, nonostante io legga un po’ di tutto, fumetti compresi, non ho mai pensato di idearne qualcuno, o comunque la realizzazione di un’opera di questo genere non mi convince molto. Lo stesso vale con un approccio a strumenti grafici come la tavoletta grafica; sarà anche un mio ostacolo mentale da superare, ma ho sempre pensato che un’opera digitale non mi darebbe mai le stesse soddisfazioni di un dipinto su tela o di un’incisione calcografica. 

  • Molte delle tue opere come “Alta Marea” e “Waiting”, a colpo d’occhio sembrano essere sul confine tra cartoon e grottesco. È così? A chi sono rivolti i soggetti delle tue opere? Un pubblico adulto o più adolescenziale?

Le mie opere come “Alta marea” e “Waiting” fanno parte di una serie di autoritratti “ironici”, in cui mi raffiguro come una figura antropomorfa con la testa di coniglio. A differenza delle incisioni calcografiche, all’interno delle quali sono comunque presenti simboli ed elementi con un preciso significato, questi dipinti sono le opere che più mi gratificano, con le quali riesco meglio ad esprimere quello che provo; forse perché invece di nascondere un sentimento dietro a dei simbolismi utilizzo la mia persona all’interno dell’opera. Alla domanda a chi siano rivolti queste opere, non ho una risposta precisa. Di sicuro non le considero delle illustrazioni, in quanto sono dei lavori molto personali, ma nonostante questo non mi piace descriverli nella loro interezza al di fuori di quello che già descrive l’immagine, o anche solo il titolo dell’opera. Mi piace tener conto di quello che l’osservatore riesce ad osservare in essi, sia che sia un pubblico giovane o più maturo.

 

  • Hai da poco conseguito la laurea specialistica in Arti Visive e Grafica d’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Com’è stata la tua esperienza in Accademia? Raccontaci della tematica su cui hai sviluppato il tuo percorso di tesi intitolato “Disegno Naturalistico tra arte e scienza”?

Grazie agli studi effettuati nel biennio di Grafica d’Arte riuscii a maturare un fare arte totalmente differente rispetto a prima, trasformando quelle che prima consideravo delle immagini “vuote” in ricchi scenari iconografici. Da sempre nutro una profonda passione per la natura e tutte le sue forme, con immagini di animali, piante, e anatomie sempre presenti all’interno dei miei lavori; immagini che con il tempo, non abbandonando mai comunque l’estrema minuzia che metto nei particolari, divennero qualcosa di più che delle semplici illustrazioni scientifiche, con significati ben precisi nascosti al loro interno. Proprio per questo motivo scelsi di portare in tesi il “Disegno Naturalistico tra arte e scienza”, per poter approfondire al meglio il legame che può esistere tra l’immagine presa dal reale e la sua rivisitazione in chiave puramente artistica. 

 

  • Hai poi avuto modo di sviluppare questo tuo progetto dopo la laurea?

Essendo il progetto di laurea un mio lavoro personale a cui tengo molto, tuttora, finita l’Accademia, continuo a perfezionarlo e studiarlo. Ovviamente lavoro anche ad altro, per non fossilizzarmi sempre sullo stesso progetto, ma in ogni caso penso non abbandonerò mai questo tema. 

  • Tu fai parte del collettivo La Faretra, che abbiamo avuto modo di conoscere tramite il vostro fondatore Stefano Monti. Quando è iniziata la tua collaborazione con il collettivo?

La mia collaborazione con il collettivo La Faretra è iniziata fin dalla sua nascita, in quanto l’amicizia tra me e Stefano Monti dura da anni, abbiamo iniziato e affrontato assieme gli studi presso l’Accademia di Brera. Conoscendo il mio lavoro, quando ha ideato il collettivo mi ha subito chiesto se volevo farne parte ed ovviamente io ho accettato, molto felice di poter esporre e confrontarmi anche con altri artisti.

  • Da poche settimane si è conclusa la Mostra Bestie di Brera a Verona dove tu e altri artisti del collettivo avete avuto modo di esporre le vostre opere. Chi ha supportato la realizzazione di questa esposizione e che risposta da parte del pubblico c’è stata?

La realizzazione della mostra Le Bestie di Brera che si è appena tenuta a Verona è stata supportata dall’assessorato all’Istruzione del Comune di Verona, nonché organizzata dall’associazione culturale Quinta Parete di Verona e dal collettivo La Faretra. Purtroppo alla mostra sono stata presente solamente con i miei lavori e non fisicamente, ma in ogni caso la mostra ha avuto una buona affluenza, con persone interessate anche a dare anche una personale opinione a riguardo.

  • Chi si è occupato della curatela della mostra e quanti artisti hanno partecipato all’esposizione?

La mostra è stata curata da Giulia Morichi Python e Stefano Monti, che sono coloro che hanno dato vita al collettivo La Faretra, e organizzata dall’associazione culturale Quinta Parete di Verona nonché dal collettivo stesso. Hanno esposto in tutto nove artisti, Alessia Ceraolo, Filippo Del Bosco, Michael Feroldi, Erica Fontana, Valentina Gelain, Michele Mariani, Stefano Monti, Valentina Rocco ed io.

  • Vorreste replicare in altre zone d’Italia, magari a Milano?

Certamente si, in più zone riusciamo a portare la nostra arte meglio è, e Milano è sicuramente una meta che toccheremo un futuro.  

  • Nel 2017 e nel 2018 ti sei cimentata nella realizzazione di dipinti murali, come li hai realizzati?

Dal 2017 mi cimento anche nella realizzazione di murales, o dipinti murali, in quanto ho sempre desiderato trasportare quelli che possono essere definiti “dipinti da cavalletto” in un’opera murale di grandi dimensioni e visibile da un pubblico più ampio. Fino ad ora ne ho realizzati alcuni di dimensioni modeste, non molto grandi, utilizzando quindi pennelli e vernici ad acqua.

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  • Dove li possiamo osservare?

Purtroppo queste opere sono state realizzate tutte su commissione, presenti quindi all’interno di abitazioni private, e con soggetti scelti ovviamente dal cliente, ma in futuro mi piacerebbe molto poter realizzare un’opera murale del genere con un mio dipinto personale.

  • Hai un progetto che ti piacerebbe sviluppare o a cui stai lavorando?

L’unico progetto che in questo momento mi piacerebbe realizzare è cimentarmi nel trasportare le mie opere personali su dipinti murali pubblici, ma per il momento non ne ho ancora avuto la possibilità. In questo periodo sto continuando le mie serie di incisioni e di dipinti, che comunque son progetti a cui continuo a lavorare; mi piace realizzare serie di opere differenti tra loro in base alla tecnica utilizzata, ma collegate in una qualche maniera dal fatto che esprimo un qualcosa di personale attraverso dei simbolismi o elementi con particolari significati. 

  • Credi di poter fare dell’arte il tuo lavoro a tempo pieno?

Nonostante abbia molte incertezze a riguardo, sono anche molto positiva. Ovvio che è il sogno di ogni artista poter fare del proprio operato artistico un lavoro a tempo pieno, ed io nel mio ci metto sempre molto impegno e molta dedizione, e spero vivamente di riuscire a raggiungere tutti gli obbiettivi che mi sono prefissata. In ogni caso l’arte ed il saper fare arte non te lo toglierà mai nessuno.

  • Dove ti vedi nel futuro? 

Uno dei più importanti obbiettivi che mi sono prefissata per il futuro è quello di poter diventare un insegnante d’arte nelle scuole medie o superiori. Finiti da poco gli studi all’Accademia di Brera, nel mese di luglio, avendo fatto dei corsi in più che mi avrebbero aiutata in questo percorso, spero vivamente di riuscire nell’intento, ma soprattutto di poter trasmettere questa passione ai più giovani.

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The Bow ©

S.V

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