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La sperimentazione di Mattia Rossi

Mattia Rossi nasce a Erice (TP) nel 1984. Nel 2006 si trasferisce a Milano per studiare allo IED Direction and Production audiovisual, e successivamente pittura all’Accademia di belle arti di Brera. Artista dinamico ha esposto per svariati eventi milanesi come per Timmerman Artweek, con il video Elsewhere (2017). La sua arte spazia dalla fotografia alla pittura con una notevole capacità sperimentale, pronta ad evolvere in qualsiasi momento. 

Calliroe e Coreso

  • Come definiresti la tua arte e il tuo modo di essere artista?

Sincera/o, Identitaria/o, Immaginaria/o, Curiosa/o, Ampia/o, Creativa/o.

 

  • Ti sei avvicinato all’arte anni fà, come si è evoluta e cosa hai sperimentato in questi anni?

E’ un continuo evolversi, ho avuto dei genitori già interessati al mondo dell’arte e così mi sono avvicinato da piccolo inconsciamente, poi in gioventù ho iniziato ad interessarmi di computers, video, musica fino alla fotografia e poi la pittura, il mio percorso in Accademia (iniziato all’età di 25 anni) mi ha fatto maturare molto e ho imparato a conoscere meglio me stesso e ciò che mi circonda. Mi sono avvicinato con curiosità, cosa che per me è alla base di tutto, e umiltà, la consapevolezza è stata graduale. A volte faccio un può di confusione tra tutte queste cose, ma è giusto che sia così.

 

  • Qual’é stato il tuo percorso di studi? Quanto di quello che hai studiato o appreso ti è servito nel tuo lavoro?

Non ho fatto liceo artistico, anzi da piccolo non volevo più studiare, poi quasi per miracolo ho terminato le scuole superiori ed ho frequentato lo IED per tre anni in regia e produzione audiovideo, da autodidatta mi sono avvicinato alla musica e alla fotografia e poi ho studiato cinque (tre + due) anni pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.  Nel mio lavoro è fondamentale la mia storia e il mio percorso, tuttora non smetto di imparare, conoscere e studiare le cose.

 

  • La tua raccolta fotografica Expectations riunisce scatti in bianco e nero fatti dal 2012 al 2017 in molti luoghi del mondo come Russia, Francia, Vietnam e Iran. Quali di questi posti ti ha maggiormente colpito? E perché hai deciso di renderlo eterno proprio attraverso lo scatto in bianco e nero?

Ogni luogo ha un posto speciale, di sicuro i posti più lontani dalla “nostra” cultura sono quelli che mi hanno colpito maggiormente: Vietnam, Iran.. sono paesi dove pare il tempo si sia fermato a 50 anni fa, per chi viene da una realtà contemporanea sembra possa quasi vederne una forma di purezza nei confronti dei grandi passi che ha fatto l’avanguardia tecnologica, ma che ha tolto molto sul modo effimero di comunicare. Per esempio in Iran non c’è molto turismo, una delle prime fonti di guadagno del Vietnam, per loro internet (censurato e adoperato tramite proxy) viene usato come forma di denuncia di ciò che accade di ingiusto nel loro paese, ormai noi usiamo internet anche per accendere le luci di casa o l’auto o trasferire denaro. Il bianco e nero è più asciutto, più simbolico, meno decorativo, sono molto legato al b&n spesso parto da una base di b&n e poi aggiungo io dei colori; Expectations è una serie di scatti in pellicola, un po’ più classica, rispetto ai miei lavori contemporanei, ma è abbastanza asciutta da poter documentare ciò che realmente ho visto in quei luoghi senza troppa gioia o spiegazioni.

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  • Come reputeresti il mercato artistico italiano?

Spietato, Imprevedibile, in preda alle Tendenze, Poco Creativo, Vecchio, Secondario, Senza qualità. Non noto molta differenza tra il mercato del Fashion e quello Arte.

 

  • Credi che Milano sia una città in grado di veicolare arte nuova?

Milano veicola arte nuova ogni giorno. Forse si sbagliano i luoghi dove cercarla. Provate a fare un giro presso le aule dell’Accademia, troverete un sacco di cose belle e genuine. (Non tutte eh) Quindi penso di sì, Milano può veicolare arte nuova, ma in un mondo in cui si è sempre più individui non credo basti la forza del singolo, bisogna imporsi con un buon lavoro di comunicazione collettivo, con persone umili e valide. E’ anche vero che purtroppo Milano ti toglie tante energie per poterci sopravvivere. Se smettessi di crede in Milano, avrei sicuramente l’esigenza di trasferirmi.

 

Pensi ci sia spazio per artisti emergenti o sono soffocati nell’ombra delle tendenze?

La soluzione è trovare la sottile linea su cui stare in equilibrio, cosa molto difficile ma non impossibile.

 

  • Dove hai esposto le tue opere? E quali? 

In svariate circostanze, i luoghi che ricordo in maniera più affettuosa sono a Trapani (la mia città) in una bellissima Torre di Ligny o al museo Magi 900, vicino Bologna, oppure in fondazione Rivoli 2 o nell’ex studio di Piero Manzoni entrambi a Milano. A dire il vero una delle iniziative che amo di più è quella degli open studio festival. Ho esposto principalmente delle fotografie o dei lavori pittorici.

 

  • Quale tra le tue opere o serie reputi essere la più soddisfacente?

Quella che è ora e sicuramente quella che verrà.

 

  • Che progetti hai in mentre per il futuro?

Ogni giorno tra amori e odi, depressioni o impressioni e lo scontrarsi con la realtà si formano delle idee che comunicano tra di loro e in un modo o nell’altro si sviluppano, nascono e crescono. Il mio futuro, in questo momento, è il mio presente.

 

  • Cosa consiglieresti ad un giovane aspirante artista che si approccia al mondo dell’arte?

Di avere tenacia e pazienza, di essere umile e curioso, di cercare di capire cosa è il mercato dell’arte oggi (soprattutto mentre si è in ambito di studi), di essere un ottimo comunicatore, di aver capacità nel catalogare e porsi decentemente su internet, nell’ essere pronto a spostarsi, di aver poche certezze per tutta la vita e molte solitudini.Purtroppo non è semplice, a volte penso che l’Italia, che vive nella storia delle proprie opere d’arte, oggi non abbia più bisogno dei suoi artisti contemporanei. Mi rendo conto che non siamo tutelati, eppure arrivano fin dall’oriente a studiare nelle nostre scuole. Siamo pieni di controsensi.Io posso dirvi di aver scelto fino ad un certo punto, nel senso che una volta iniziato, non ho più saputo farne a meno, se anche a voi capiterà questa “sciagura” sappiate che di sicuro non ci saranno solo cose brutte, ma imparerete a conoscervi meglio, ad essere delle persone curiose, non banali, interessate alla vita, più libere e genuine, spesso con dei sani valori.

 

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The Bow ©

S.V

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