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Il fumetto per Erica Fontana

L’appuntamento di oggi è con Erica Fontana classe 1992, laureata a pieni voti in Fumetto (Horror). Nel 2015 decide di specializzarsi in grafica presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Erica è un’artista fumettista e illustratrice e fa parte del collettivo artistico “La Faretra”.

  • Ciao Erica, raccontaci di te e di cosa ti occupi!

Sono Erica Fontana e faccio parte del collettivo artistico “La Faretra”. Sono un’artista (anche se non mi ci ritrovo totalmente nella definizione) fumettista e illustratrice. Mi occupo in particolare di illustrazioni per l’infanzia. Mi piace sperimentare vari campi artistici e le varie tecniche. Non voglio limitarmi. Ho una laurea triennale in fumetto e per la specialistica mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti di Brera nel corso di grafica per sperimentare nuovi mezzi e materiali. Avere a che fare tre anni consecutivi con il fumetto, significa avere a che fare esclusivamente con china e pennino e con colorazioni digitali. Io, personalmente, sono attirata da un “mix” di tecniche al fine di creare qualcosa di nuovo, qualcosa che ancora non esiste. Per questo motivo, nei miei fumetti lavoro moltissimo con le texture, per essere più “originale”.

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  • Cosa ne pensi del fumetto italiano?

Il fumetto italiano per il momento, purtroppo, lo vedo ancora molto statico. Noi italiani non abbiamo la “cultura” del fumetto e questo ne rallenta il processo di sviluppo. Tuttavia, sempre di più, durante le fiere a cui spesso partecipo, il genere fumettistico sperimentale sta iniziando a muovere i primi passi e ciò mi fa ben sperare.

  • Quali sono i fumettisti italiani che preferisci?

Seguo principalmente la Sergio Bonelli Editore, il pilastro del fumetto italiano, da Tex a Dylan Dog. Tuttavia, devo ammettere di essere più improntata verso il genere di Corrado Roi, amo il suo segno scuro e inconfondibile; in più il suo maestro Sergio Toppi è stato anche il mio maestro, purtroppo venuto a mancare qualche anno fa. Toppi era uno dei miei fumettisti italiani preferiti, realizzava texture con pennino e spugna, aveva un tratto particolare e molto dettagliato che io personalmente, apprezzo moltissimo. Un’altro fumettista che stimo molto è Giacomo Bevilacqua non tanto per il suo celebre “A panda piace”, ma piuttosto per la sua graphic novel “Il suono del mondo a memoria”. Di questa graphic novel ho amato i colori, il tratto e la sceneggiatura complessa, non era una “storiella”. Rimango comunque dell’idea che gli stranieri posseggano una spinta in più in quanto gli italiani si fermano spesso a fumetti più caricaturali che io non prediligo.

  • E in ambito illustrativo?

In ambito illustrativo apprezzo soprattutto gli artisti emergenti che incontro durante le fiere del fumetto. Un’artista molto brava per me è Francesca Paiocchi, lei si occupa di illustrazioni fantasy e fumetto. Ci siamo conosciute durante una fiera e ogni anno quando ci incontriamo tassativamente le compro qualcosa di nuovo. Per me è fondamentare sostenere i giovani artisti e dargli un’opportunità. Sempre in ambito illustrativo poi mi piacciono molto i lavori di Enea ArtWorks, il quale realizza xilografie, magliette e quadri tutti a tema horror. 

  • Per te, quanto sono effettivamente importanti i social network nel tuo settore?

Gran parte dei fumettisti di oggi vengono scoperti tramite l’utilizzo dei social. Uno degli esempi maggiori è sicuramente Sio il quale è diventato famoso grazie a YouTube e ora sta sceneggiando Topolino! Topolino è una casa editrice che raramente prende nuove persone perché li sono tutti “i padri di topolino”. Adoro le sceneggiature di Sio, sono stranissime e per Topolino calzano decisamente a pennello. Quindi, ritengo i social networks di vitale importanza per noi artisti, fumettisti, in quanto ti permettono di connetterti senza troppa fatica con tutto il mondo.

  • Il tuo lavoro pensi possa essere supportato in Italia o credi che in un futuro, dovrai spostarti all’estero?

In Italia non c’è una vera e propria “occasione” per noi fumettisti. Manca il supporto. Il fumetto è più capito all’estero, come ad esempio se pensiamo al fumetto francese, questo è visto come un romanzo di Umberto Eco in Italia! I fumetti in Francia e più generalmente all’estero sono da sempre nelle librerie, in Italia non è così, sono entrati da pochissimo tempo in queste ed in quantità veramente ridotte. I fumetti venivano venduti nelle edicole, questo perché in Italia viene ancora visto come qualcosa per  bambini. Non ci si rende conto che i fumetti possono trattare anche temi complessi, ci sono ad esempio una valanga di graphic novel a tematica sociale come quelli legati al tema LGBT. Il fumetto è una vera e propria opera d’arte che puoi tenere tra le mani ma la gente in Italia non se ne è ancora resa del tutto conto. Grazie alle tante autoproduzioni che stanno prendendo piede, però, il panorama del fumetto sta lentamente cambiando anche nel nostro paese. Prima i fumetti auto prodotti non esistevano, adesso con queste piccole case editrici, le graphic novel stanno aumentando e le case editrici maggiori stanno cambiando. Un esempio di cambiamento a livello italiano è quello di Sergio Recchioni, infatti, la Sergio Bonelli ha prodotto una sua graphic novel, e sostenuto il progetto Monolith. Ci sono dei piccoli cambiamenti come anche nel caso della “gabbia”, prima le vignette erano tassativamente 4/5 per tavola, adesso si sono inserite anche delle delle splash page più a stampo americano e mai viste prima nella Sergio Bonelli. C’è bisogno di un cambiamento e di portarsi al passo con i tempi. Io ho grande fiducia nel cambiamento. Personalmente, non mi ci vedo in un futuro all’estero, noi fumettisti possiamo lavorare online, il massimo sarebbe comunque lavorare in Italia.

  • Riusciresti mai ad auto sostenerti con questo lavoro? 

Auto sostenersi con questo lavoro lo vedo, per i tempi che corrono, soprattutto in Italia, un po’ impossibile. Purtroppo il pagamento verso noi artisti è sempre molto basso a meno che tu riesca a sfondare nel settore. Il mio lavoro spesso viene scambiato per passione, ma non è così, ci sono dietro anni di studio e di ricerca personale. Purtroppo però la mentalità degli Italiani è ancora molto chiusa quando si parla di lavori creativi.

 

Vi ricordiamo che potete seguire Erica anche su FACEBOOK e INSTAGRAM

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