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Black Box Genesis

L’appuntamento di oggi è con i ragazzi di Black Box Genesis. Lei si chiama Valentina Gelain, nata a Feltre nel 1992, frequenta e si laurea con lode all’Accademia di Belle Arti di Brera. Un marcato spirito autoreferenziale caratterizza la sua arte evocativa, tale da fondere il corpo e il sentimento dell’artista con l’elemento naturale.  Lui è Bekim Hasaj nato in Albania nel 1990, fin da giovanissimo intraprende gli studi artistici che lo portano a trasferirsi a Milano e conseguire la laurea a pieni voti in Pittura all’Accademia di Belle arti di Brera. La sua formazione pittorica lo ha sempre indirizzato all’analisi e allo studio del colore. Non teme la sperimentazione e negli anni si avvicina all’astrattismo, osservabile nelle scomposizioni strutturali delle figure sulla tela. I due si sono incontrati nel 2013, durante gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, e non si sono più lasciati. La loro è una storia d’amore e di coraggio che li ha portati a decidere di trasferirsi a Vaasa in Finlandia, dove, a maggio del 2018, hanno aperto uno studio di Arti visive. Proprio l’apertura di questo studio incarna l’idea del progetto di BBG (Black Box Genesis) ovvero riuscire a creare un luogo che sia un vero e proprio contenitore d’arte. Ma ciò che caratterizza BBG non è il contenitore inteso come luogo fisico, ma bensì il contenuto, l’idea, i suoi creatori. L’inaugurazione dello studio a Vaasa ha riscontrato un notevole successo, interessando fin da subito la comunità locale. Per l’occasione era possibile vedere Panismo, il ciclo di opere di Valentina Gelain; assistere alla realizzazione dell’opera African girl portrait realizzata da Bekim Hasaj e essere catturati da Memento Mori, la performance site-specific realizzata nella foresta di Finnish, vicino a Vaasa, successivamente riprodotta in studio tramite video. 

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L’arte di BBG, oltre alla personalità dei suoi creatori, si caratterizza di originalità. Cavallo di battaglia rispetto alla serialità odierna, dobbiamo oggi riappropriarci della materialità e rieducare il nostro corpo a sentire l’oggetto artistico. Per questo la filosofia artistica di BBG si sposa perfettamente con la terra che li ospita, permettendogli un reale dialogo tra opera e ambiente. Proprio il serrato dialogo con l’ambiente e la società porta l’arte verso una continua evoluzione. Nasce da qui la necessità di dar voce a chi l’arte, quella vera, la crea.

  • Black box Genesis è un progetto cha ha preso forma nello studio a Vaasa, come è nata questa idea?

Black Box Genesis non è un vero e proprio progetto, così come si utilizza tale vocabolo in senso stretto; non è cioè un piano, un’ideazione, un’idea per l’esecuzione di un lavoro. Lo potremmo piuttosto definire come un nome con il quale ci vogliamo identificare. In altre parole, Black Box Genesis siamo noi. Altro non è che la realizzazione concreta della nostra crescita individuale e collettiva, del nostro sviluppo artistico e personale. E tuttavia, all’occorrenza, ci piace servirci del termine “progetto”, perché è un vocabolo che evoca qualcosa in divenire, un proposito che muta, cresce e non ha una scadenza. Insomma, potremmo asserire che Black Box Genesis è un progetto di vita. È nato circa un anno fa, e ha permesso di unire e, per così dire, di fondere i nostri percorsi artistici.

  • Vi siete conosciuti nel 2013 all’Accademia di Belle Arti di Brera, cosa vi ha spinto, 5 anni dopo, a lasciare l’Italia per aprire uno studio a Vaasa in Finlandia?

L’idea di fare le valigie e partire alla volta dell’ignoto c’è sempre stata. È qualcosa che ci attirava e ci entusiasmava. Entrare in contatto con altre culture, a patto di viverle per così dire “dall’interno”, è una tappa interessante e forse necessaria per chiunque desideri vivere della propria arte. A nostro avviso, permette una straordinaria crescita personale, diventando quasi metafora di un’avventura dentro se stessi, senza tuttavia tralasciare una crescita più propriamente professionale. La Finlandia è stata quasi una “piacevole coincidenza”, così ci piace definirla. Tutto è cominciato con un lavoro su commissione, propostoci la scorsa estate. Abbiamo accettato, lanciandoci in questa avventura nordica, e dobbiamo confessare che il Paese ha rubato un pezzo del nostro cuore. Così, di comune accordo, abbiamo deciso di ritornarci l’anno dopo, aprendo lì lo studio Black Box Genesis. Non possiamo ovviamente affermare che la Finlandia sia la prima e unica tappa di questa avventura artistica appena cominciata, ma per il momento è il Paese che chiamiamo affettuosamente “casa”.

  • La vostra impronta formativa si concentra sulle Visual Arts, ma più precisamente di cosa vi occupate nello studio a Vaasa?

Black Box Genesis offre vari servizi artistici, che spaziano dal tradizionale all’innovativo; in altre parole, dal cartaceo al digitale. Tuttavia, ciò che ci preme sottolineare è che, accanto a questa dimensione più propriamente oggettiva, ne esiste una più soggettiva: Black Box Genesis non è (e non deve essere) esclusivamente un ufficio dispensatore di servizi, ma uno studio artistico; un luogo di confronto, di scambio di idee e opinioni. Uno spazio in cui si crea arte, in cui vengono allestite esposizioni e presentate performances. Insomma, un luogo in cui il concetto stesso di arte sia continuamente esplorato e sviluppato.

  • Come promuovete il vostro lavoro? Come riuscite a coinvolgere e interessare il pubblico? 

Ci affidiamo sia ai media più tradizionali, dai manifesti ai giornali locali, sia al mondo social e web, sui quali siamo particolarmente attivi. A tal proposito, siamo davvero entusiasti di aver creato l’hashtag #Don’t be afraid to open the box. L’idea è proprio quella di invitare tutti ad aprire la scatola, a non aver paura di esplorare il nostro mondo artistico. L’hashtag ha subito creato sui social un divertente effetto domino; chiunque vuole può scattare una fotografia nel Paese in cui si trova stringendo tra le mani il nostro logo. Ecco che, nel giro di poche settimane, abbiamo già visto Black Box Genesis a Berlino, a Siena, fino a Melbourne; e chissà dove lo incontreremo domani!

  • Trovate differenze sostanziali tra la promozione e il sostegno alla produzione artistica che c’è in Italia rispetto a quella in Finlandia?

Dobbiamo subito dire che, da questo punto di vista, tra l’Italia e la Finlandia c’è una sostanziale differenza. Inutile dire che l’Italia, con il suo straordinario e vastissimo patrimonio artistico, possa essere definita un “gigante dell’arte”. Ciò nonostante, forse proprio per questo, l’attenzione che riserva ai giovani artisti emergenti è minore di un Paese come la Finlandia. Essa infatti, carente da un punto di vista della Storia dell’arte, è ben propensa a puntare sulle nuove generazioni, incentivandone e sostenendone l’attività. E questo per noi è indubbiamente un vantaggio.

  • Avete collaborato o progettate di collaborare con altri artisti?

Black Box Genesis è nato da poco, quindi per il momento abbiamo cominciato a lavorare individualmente. Ma questo nostro progetto di vita sta crescendo rapidamente, compiendo passi da gigante, quindi presto saremo pronti a entrare in contatto e (perché no?) a collaborare con altri artisti. Di una cosa siamo certi: collaborare significa incontrarsi, scontrarsi, confrontarsi… in una parola “crescere”. E questo non può che essere un qualcosa di positivo.

  • Valentina, si è da poco conclusa l’inaugurazione del vostro studio a Vaasa che ha esordito attraverso l’esposizione del ciclo di opere “Panismo”. Avete già in mente di cosa tratterà la prossima esposizione? E quando?

Precisamente. La mia prima personale, “Panismo”, ha riscosso un discreto successo. Adesso sto lavorando a un nuovo progetto artistico, nuovamente legato all’ambiente naturale, e quindi particolarmente affine alle atmosfere finlandesi. In questo Paese ho trovato quel qualcosa che stavo cercando; fin da subito mi sono resa conto che il paesaggio nordico che si estendeva davanti ai miei occhi era l’ideale per esprimere quel complicato stato d’animo che stava germogliando in me in quel momento. Tutta questa mia lunga riflessione artistica darà vita, spero, alla mia seconda personale, che intitolerò “The fall”, “La caduta”.

  • “Panismo” è un lavoro sviluppato nel 2014 e concluso nel 2016 in Italia. Come mai hai deciso di esordire a Vaasa proprio con questo ciclo di opere?

Questa è una bella domanda; devo confessare infatti di essermela fatta io stessa più di una volta. Perché portare in Finlandia un lavoro sviluppato, realizzato e ultimato in Italia? La riposta credo che sia molto più scontata di quello che ci si possa aspettare: desideravo infatti che la Finlandia mi conoscesse per quella che ero prima di trasferirmi lì. Avevo come l’esigenza che chiunque venisse a visitare l’esposizione potesse dire: “Ah, quindi questa è Valentina Gelain!”. L’opera “Panismo” infatti è un qualcosa che mi ha rappresentato per anni, e che, in qualche misura, ancora mi rappresenta. E allora mi sono detta: “Perché non cominciare proprio da quello che io ero e sono?” Quello che diventerò domani, si vedrà.

  • Bekim tu sei nato in Albania ma ti sei trasferito a Milano per continuare i tuoi studi e la tua ricerca artistica. Come ti sei trovato in Italia e come mai ha scelto Milano per approfondire la tua formazione?

Che si apprezzi o meno tale idea, all’estero l’Italia è un Paese che piace, e molto. Soprattutto a livello artistico. Inutile dire che anche io ne sono rimasto subito affascinato. L’ho conosciuta sui libri di scuola, e mi sono subito innamorato del suo Rinascimento, di Michelangelo, di Leonardo, e di tutti quegli artisti che hanno segnato la Storia dell’arte. Tra le varie città, Milano mi affascinava particolarmente. E non mi sbagliavo. È una città che ha saputo coniugare in un perfetto binomio l’antico e il moderno, la tradizione e l’innovazione. Nel capoluogo lombardo il tempo si dilata; il paesaggio racconta secoli di storia, dai tempi più lontani a quelli più recenti.

  • Voi siete due artisti giovani ed emergenti. Cosa pensate del panorama artistico odierno? 

Esprimerci sul mondo dell’arte contemporanea può risultare difficile. Innanzitutto perché non vorremmo rischiare di cadere nello stereotipo (purtroppo molto frequentato) dell’artista emergente che, per affermare se stesso, sente di dover demolire i giganti contemporanei confezionando patetici giudizi al vetriolo; in secondo luogo perché, nonostante gli anni di studi, sentiamo di non avere ancora l’esperienza necessaria per esprimerci con competenza. E tuttavia un commento personale possiamo comunque osarlo: l’unico vero dispiacere che sentiamo di nutrire è per il periodo di profonda stagnazione in cui versa l’arte, in tutte le sue declinazioni. Purtroppo, come è avvenuto in altri ambiti, si è diventati vittime dei ritmi irrefrenabili della società, e dalla conseguente mercificazione che essa impone. In altre parole, prima o poi un artista è chiamato a domandarsi: è meglio vivere creando ciò che si sente, con il dubbio di non piacere mai a nessuno (e quindi di non poter fare della propria vocazione un lavoro) o preferire l’invitante comodità? Noi la risposta ce la siamo data da molto tempo, ma asserire che sia quella “giusta a priori” non è facile.

  • Dove vi vedete tra qualche anno?

Poter dire, con un certo grado di sicurezza, dove ci vediamo tra qualche anno è difficile. E non intendiamo esclusivamente il “dove” da un punto di vista geografico; potrebbe essere la Finlandia, come l’Italia, o qualsiasi altro Paese del mondo. No, non è questo il punto.  Ciò che rende difficile la riposta è riflettere sul “dove” da un punto di vista artistico. Crescere significa incontrare la vita a tappe, passo dopo passo. Si può intuire ciò che verrà, ma difficilmente lo si prevede con certezza. Se dovessimo ipotizzare, ci piace pensare Black Box Genesis cresciuta e connessa con altre realtà artistiche a livello, perché no?, globale. Come ha saggiamente detto qualcuno, “più che la destinazione, quello che conta è il viaggio”.

In anteprima vi lasciamo un piccolo video “trailer” e vi ricordiamo che potete seguire Black Box Genesis anche su Instagram e Facebook

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The Bow ©

S.V

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