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La Faretra. Un collettivo per fare arte.

Oggi la redazione “The Bow” vi porta, attraverso questa nuova intervista a conoscere meglio Stefano Monti fondatore del collettivo d’artisti “La Faretra”.

  • Stefano, tu sei un artista da poco diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera, raccontaci cosa fai.

Mi sono laureato il 9 Aprile del 2018 in Didattica Multimediale presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Concluso il mio percorso di studi ho deciso di fondare “La Faretra” un collettivo di artisti. In questo progetto io mi occupo principalmente di organizzare l’esposizione, per mettere in mostra le opere dei miei artisti. 

  • Come nasce l’idea di creare “La Faretra”? 

“La Faretra” nasce semplicemente dalla voglia di poter emergere, artisticamente parlando. Far emergere i ragazzi che curo, seguo e dare loro un po’ di visibilità, cosa che l’Accademia di Brera non ha mai fatto. Punto a valorizzare i miei artisti che hanno un grande talento purtroppo ancora oggi a fatica riconosciuto.

  • In quanti siete e di cosa vi occupate? 

Non c’è un numero preciso. Il numero di artisti, infatti, si aggiorna di mostra in mostra. Prediligiamo opere d’arte grafiche in quanto veniamo quasi tutti da una formazione Accademica di questo tipo. Ci piace comunicare attraverso la creazione di installazioni, opere d’arte interattive senza però mai disdegnare arti più “classiche” come la pittura! Nella nostro team abbiamo vari ruoli come ad esempio una curatrice che insieme a me organizza le mostre e un grafico che si occupa di cataloghi e inviti.

  • Come riuscite a promuovere il vostro collettivo sul territorio, sia a livello economico che a livello pubblicitario? 

Gran parte della promozione avviene online attraverso l’utilizzo dei social quali Instagram e Facebook, questi, altro non sono che dei grandi passa parola virtuali. A livello economico purtroppo non abbiamo mai avuto finanziamenti. Le poche spese che abbiamo, relative a cataloghi e locandine sono sempre a carico nostro. Il piccolo profitto che riusciamo ad ottenere è l’offerta libera da parte dei visitatori/donatori che vengono a visitare le nostre mostre. Facciamo anche “eventi collaterali”, ad esempio recentemente abbiamo partecipato alla fiera del fumetto, e a feste paesane dove in queste situazioni riusciamo ad ottenere un maggior profitto.

  • Com’è la risposta del pubblico? Trovate adesione alle vostre esposizioni? 

Per il momento direi molto positiva! Le persone che visitano le nostre mostre ne rimangono soddisfatte, forse perchè cerchiamo sempre di coinvolgere attivamente lo spettatore. Ad esempio, quando abbiamo messo in mostra “Le Bestie di Brera” a Nerviano abbiamo deciso di far interagire direttamente l’artista con il pubblico. Questo raccontava,  allo spettatore le sue opere coinvolgendolo così in modo più ampio.

  • A proposito della mostra “Le Bestie di Brera” tenutasi a Nerviano, sappiamo che anche tu hai messo in scena una tua opera d’arte. Ci racconteresti qualcosa in più? 

Per la mostra di Nerviano intitolata “Le Bestie di Brera” che riproporremo probabilmente a Novembre al Palazzo del Senato, ho appunto allestito una mia opera. Avendo problemi di attenzione io stesso, ho deciso di creare un’opera interattiva che potesse coinvolgere lo spettatore. L’opera, dal titolo “Little Steven” consisteva in una piscina di plastica per bambini, riempita di terra. All’intero di questa ho collocato, nascosti, sotto terra dei fossili di dinosauro che ho appositamente realizzato attraverso l’utilizzo del Dash. Lo scopo di “Little Steven” era quello di scavare, attraverso l’utilizzo della classica paletta da spiaggia che si usa da bambini, per riportare in luce i fossili. Lo spettatore scavava nella vasca, trovava il fossile e lo poteva tenere come ricordo tangibile e significativo della mia opera e della mostra stessa.

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  • Come valuti siano andate le precedenti mostre di Aprile e Maggio? 

Sono andate veramente bene! Ho visto sia il pubblico, sia i nostri artisti molto soddisfatti. Noi del collettivo prima di essere collegi siamo amici, di conseguenza l’ambiente lavorativo in cui agiamo è veramente ottimale e sicuramente, tutto ciò giova anche all’esposizione.

  • Credi che i tuoi studi Accademici abbiano sviluppato in qualche modo la tua creatività? Hai trovato elementi stimolanti e ti sei sentito accompagnato nel tuo percorso da studente e artista? 

Decisamente si! Avere a che fare con tante materie molto differenti tra loro mi ha portato a pensare anche in modo differente. Ogni progetto era completamente diverso dall’altro. Tutto ciò, mi ha permesso di migliorare le mie capacita, sia sotto il punto di vista organizzativo che quello creativo. L’Accademia di Belle Arti di Brera, se così si può dire, ti prepara ad ogni tipo di evenienza.

  • Com’è andata la vostra ultima mostra dal titolo “Nightmares”? 

Con “Nightmares” abbiamo avuto meno riscontro rispetto agli scorsi eventi soprattutto perchè questa era situata all’interno della stazione ferroviaria di Porta Vittoria. La location della mostra era un passante ferroviario, noi eravamo situati subito dopo i tornelli. Molta gente qui è di passaggio, vede la mostra ma non ci entra, di conseguenza per incrementare le visite abbiamo creato delle vere e proprie serate a tema teatrale in modo che le persone fossero maggiormente incuriosite. Abbiamo anche dedicato due serate al teatro Kamishibai. Il teatro Kamishibai nasce in Giappone nel XII secolo, era un metodo dei monaci buddisti di raccontare storie e favole “in valigetta”. Questo, è tornato in auge negli anni venti del Novecento fino al 1950 circa. Con l’arrivo della televisione è andato nuovamente a perdersi. Il teatro Kamishibai è semplicemente una persona, un narratore, che viaggia per tutto il Giappone, fermandosi di città in città nelle piazze dove mette in atto il suo “teatro”. Il narratore apre la sua valigetta sul palco, all’interno di questa sono presenti delle illustrazioni relative alla vicenda che sta raccontando. Noi abbiamo fatto la stessa cosa raccontando la storia e le opere degli artisti in mostra  affiancati dall’illustrazione in valigetta. 

  • Dove ti auguri di arrivare in futuro? 

È un sogno un po’ utopistico ma mi auguro di avere successo attraverso gli eventi di “La Faretra”. Mi piacerebbe continuare a lavorare in questo settore, per tutta la vita, perchè no, magari anche aprendo una mia galleria d’arte.

Potete seguire “La Faretra” anche su FACEBOOK e INSTAGRAM

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The Bow ©

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