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Brasile. Il coltello nella carne.

AVVISTATO UOMO NUDO AL PAC! No, non è una fake news. Fino al 19 luglio l’artista Maurício Ianês vive all’interno del Padiglione d’Arte Contemporanea, attraverso l’azione performativa Untitled (Dispossession). L’artista replica l’azione portata in mostra per la prima volta alla Biennale di San Paolo nel 2008. L’azione di Mauricio Ianês è silenziosa, non disturba ma pretende attenzione. Attira lo sguardo dello spettatore sempre meno abituato, all’interno di esposizioni d’arte contemporanea, a osservare opere che richiamino fattezze umane. Quest’opera non ha solo una forma umana, è umana. Se pensiamo che l’artista si pone nudo, sia agli sguardi che alle critiche, indifeso e solo in un altro paese rispetto a quello di origine, senza alcun tipo di sostentamento se non quello che il visitatore sceglie di portargli, ci potremmo accorgere di quanto questa narrazione non sia per niente nuova. Un’azione quella di Mauricio Ianês che viene da questo momento storico, carico di tensione e di timore, che ci costringe a riflettere. Così l’artista si circonda dei doni ricevuti e silenziosamente, occhi negli occhi, ringrazia chi pensa a lui. L’opera vivente funge da polo centrale all’interno della mostra Brasile. Il coltello nella carne (Navalha na Carne) e dialoga con le opere dei 30 artisti brasiliani selezionati per l’esposizione. 

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Ad accogliere il visitatore sono i video di Leticia Parente che interrogano l’osservatore attraverso la fisicità delle immagini. L’artista tocca la tematica della donna soffermandosi spesso sulla condizione domestica e gli standard di bellezza imposti dalla società alla figura della donna. Leticia ci scuote attraverso opere come Preparacao, riprendendosi mentre trucca il volto coperto da cerotti; Tarefa in cui la si può osservare mentre il suo corpo vestito viene stirato da una cameriera, ma soprattutto in Marca Registrada (1975) dove armata di ago e filo cuce sulla pianta del piede la frase “Made in Brasil”. A sorvegliare il visitatore è Negra, una grossa installazione mobile, creata dall’artista Carmela Gross, per essere collocabile nel tessuto urbano ma che, all’interno del PAC, funge da guardiana silenziosa. 

Fulcro mediatico dell’esposizione è il lungo soppalco del padiglione, dove, immersi in una stanza buia, ci si ritrova proiettati nella Foresta Amazzonica. L’unico suono percepibile è il canto del Capitao do mato (uccello della specie Lipaugus Vociferans) che richiama l’attenzione. A emettere quel suono, però, non è l’uccello ma un uomo. Attraverso il video l’artista, Regina Parra, vuole ribaltare la condizione degli schiavi che attraverso il canto dell’uccello venivano individuati dai latifondisti. Pone così in bocca ad un uomo che incarna la figura dello schiavo lo strumento di cattura per poter essere finalmente libero. Molti altri artisti in mostra come Icaro Lira, Sofia Borges, Clara Ianni, Tunga, Ivan Grilo e Leonilson, ci costringono a ripensare agli stereotipi che circondano il Brasile mostrandoci sia le sue debolezze che le sue forze. 

Una mostra che rientra nei dinamici parametri espositivi del curatore Diego Sileo che insieme a Jacopo Crivelli Visconti, riducono non solo lo spazio tra osservatore e opera ma anche tra Italia e Brasile. Il repertorio di eventi e azioni performative rendono la mostra ricco contenitore di cultura fruibile. 

Orari:

mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30- 19.30

martedì e giovedì 9.30 – 22.30

chiuso lunedì

Biglietto:

Intero € 8,00

Ridotto € 6,50

Maggiori info: http://www.pacmilano.it/ 

The Bow ©

S.V

Immagine correlata

 

Eglish Version:

ATTENTION NUDE MAN TO THE PAC! No, it’s not a fake news. Until July 19, the artist Maurício Ianês lives inside the Pavilion of Contemporary Art, through the performative action Untitled (Dispossession). The artist replicates the action exhibited for the first time at the São Paulo Biennale in 2008. The action of Mauricio Ianês is silent, does not disturb but demands attention. It draws the viewer’s eye less and less accustomed, in contemporary art exhibitions, to observe works that recall human features. This work has not only a human form, it is human. If we think that the artist poses naked, both to the glances and to the criticism, defenseless and only in another country compared to the original, without any kind of sustenance other than what the visitor chooses to bring him, we could realize how much this narration is not new at all. An action that of Mauricio Ianês that comes from this historical moment, full of tension and fear, which forces us to reflect. So the artist surrounds himself with the gifts received and silently, eyes in the eye, thanks those who think of him. The living work acts as a central pole within the Brazil exhibition. The knife in the meat (Navalha na Carne) and dialogues with the works of the 30 Brazilian artists selected for the exhibition.

To welcome the visitor are the videos of Leticia Parente that interrogate the observer through the physicality of the images. The artist touches on the theme of women, often focusing on the domestic condition and the standards of beauty imposed by society on the figure of the woman. Leticia shakes us through works like Preparacao, recovering while putting on her face covered by plasters; Tarefa in which you can see her while her body is being stretched by a maid, but especially in Marca Registrada (1975) where armed with needle and thread sews on the sole of the foot the phrase “Made in Brasil”. To watch the visitor there is Negra, a large mobile installation, created by the artist Carmela Gross, to be placed in the urban fabric but that, within the PAC, acts as a silent guardian.

The media’s focal point of the exhibition is the long loft of the pavilion, where, immersed in a dark room, one finds oneself projected into the Amazon Forest. The only sound that can be heard is the song of the Capitao do mato (bird of the species Lipaugus Vociferans) which draws attention. To emit that sound, however, it is not the bird but a man. Through the video, the artist Regina Parra wants to overturn the condition of slaves who through the singing of the bird were identified by the landowners. It thus puts in the mouth of a man who embodies the figure of the slave the instrument of capture in order to be finally free. Many other artists on show like Icaro Lira, Sofia Borges, Clara Ianni, Tunga, Ivan Grilo and Leonilson, force us to rethink the stereotypes surrounding Brazil, showing us both its weaknesses and its strengths.

An exhibition that is part of the dynamic exhibition parameters of the curator Diego Sileo who together with Jacopo Crivelli Visconti, reduce not only the space between observer and work but also between Italy and Brazil. The repertoire of events and performative actions make the exhibition a rich container of accessible culture

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