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Anche il bronzo muore

Se fate attenzione, superate le mastodontiche mostre, che da anni fanno cassa all’interno delle sempre più stoiche sale di Palazzo Reale, potrete scoprire l’esposizione delle avanguardistiche sculture di Alik Cavaliere (1926-98). La mostra, curata da Elena Pontiggia, si presenta dal titolo “L’universo verde” che prefigura la tematica dominante di questa sezione. L’artista, allievo di Marino Marini da cui poi ereditò la cattedra di scultura all’Accademia di Brera, è il protagonista dell’annuale caccia all’opera che Palazzo Reale, in collaborazione con il Museo del Novecento, Palazzo Litta, Gallerie d’Italia, Università Bocconi e il Centro Artistico Alik Cavaliere, organizza per dare la possibilità di scoprire i centri culturali milanesi e riscoprire uno degli artisti cardine della scultura italiana del secondo Novecento. La sezione esposta a Palazzo Reale apre con una stanza che funge da anticamera introduttiva alla maestosa Sala Delle Cariatidi, dove si possono osservare una moltitudine di opere collocate in modo sparso e disordinato all’interno, di una cornice espositiva praticamente assente. Scelta espositiva che fa sperare in uno studiato collegamento con la fragilità della materia e delle sculture, in relazione con il tempo che passa. Fragilità chiaramente visibile nella condizione della Sala delle Cariatidi e nei secchi rami delle sculture di Cavaliere. L’artista fu pioniere nel ‘900 di una delle tematiche oggi molto diffuse; concentrandosi prevalentemente sul rapporto con l’ambiente circostante, fece della natura la propria musa ispiratrice. Ed è proprio questo sodalizio artistico che diede alla luce Gran Pianta Dafne (1992), una maestosa scultura in bronzo e ottone volta a catturare, attraverso un gioco di specchi e luci, l’attenzione dell’osservatore. Le ombre incantano lo spettatore costringendolo a un percorso aperto tra i secchi rami che compongono la scultorea foresta. Nell’angolo sinistro della sala per i più romantici è esposto il modello, non finito, in legno e cera, di una rosa destinata al completamento di una scultura (1980). L’interesse di Cavaliere per le forme del reale lo ha portato ad approfondire la figura della mela che il visitatore trova fin dalle prime opere esposte, come Monumento alla Mela (1963). A ispirare l’artista furono il De Rerum natura di Lucrezio e la ricorrente mela nelle opere di Magritte. Una contrapposizione tra reale e irreale che da sempre esiste nella mente dell’uomo e che l’artista indaga. Non resta quindi, al visitatore curioso, che proseguire il viaggio iniziato da Palazzo Reale per approfondire la figura di Alik Cavaliere attraverso tutte le sue molteplici forme d’arte. 

 

Biglietto e Orari:

Ingresso libero

lunedì 14:30–19:30

martedì \ mercoledì\ venerdì\ domenica 09:30–19:30

giovedì\sabato 09:30–22:30

maggiori info: http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale 

The Bow ©

Immagine correlata

S.V

If you pay attention, overcome the gigantic exhibitions, which for years have been making cash in the increasingly stoic rooms of Palazzo Reale, you can discover the exhibition of avant-garde sculptures by Alik Cavaliere (1926-98). The exhibition, curated by Elena Pontiggia, presents the title “The Green Universe” which prefigures the dominant theme of this section. The artist, a pupil of Marino Marini from whom he later inherited the chair of sculpture at the Accademia di Brera, is the protagonist of the annual hunt for opera that Palazzo Reale, in collaboration with the Museo del Novecento, Palazzo Litta, Gallerie d ‘ Italy, Bocconi University and the Alik Cavaliere Art Center, organizes to give the opportunity to discover the Milanese cultural centers and rediscover one of the key artists of Italian sculpture of the late twentieth century. The section exposed to the Royal Palace opens with a room that acts as an introductory anteroom to the majestic Sala Delle Cariatidi, where you can see a multitude of works placed in a scattered and disorderly way inside, a virtually absent exhibition frame. Exhibition choice that gives hope for a studied connection with the fragility of matter and sculptures, in relation with the passing of time. Fragility clearly visible in the condition of the Hall of the Caryatids and in the dry branches of the Cavaliere sculptures. The artist was a pioneer in the twentieth century of one of the most widespread issues today; focusing mainly on the relationship with the surrounding environment, he made nature his own inspiring muse. And it is precisely this artistic association that gave birth to Gran Pianta Dafne (1992), a majestic sculpture in bronze and brass aimed at capturing, through a play of mirrors and lights, the attention of the observer. The shadows enchant the viewer by forcing him to an open path through the branches that make up the sculptural forest. In the left corner of the room for the most romantic, the unfinished model, in wood and wax, of a rose destined to the completion of a sculpture (1980) is exhibited. The interest of Cavaliere for the forms of the real has led him to deepen the figure of the apple that the visitor finds since the first works on display, as Monumento alla Mela (1963). To inspire the artist were the De Rerum natura by Lucretius and the recurrent apple in the works of Magritte. A contrast between the real and the unreal that has always existed in the human mind and which the artist investigates. So it remains for the curious visitor to continue the journey begun by Palazzo Reale to deepen the figure of Alik Cavaliere through all his many forms of art.

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