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Inferno, Javier Marín

…Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ho detto 

che tu vedrai le genti dolorose 

c’hanno perduto il ben de l’intelletto».

(Divina Commedia, Inferno, Canto III, vv. 16-18)

 

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Sembrano echeggiare le parole di Virgilio nell’atmosfera cupa e tormentata della mostra Corpus al MUDEC (Museo Delle Culture), curata dal critico Christian Barragàn. Nessun suono accompagna il visitatore in questo girone dantesco lungo 36 opere, che accoglie il visitatore con la freddezza di quelle che sembrano essere carni nude (resina di poliestere e ferro) nell’opera En Blanco (2015). L’ammasso di corpi informi crea un’imponente scultura che occupa gran parte della prima sala, catturando completamente l’attenzione dell’osservatore. Ad accompagnare l’imponente opera sono tre sculture in bronzo incarnanti mostruose fattezze umanoidi (senza titolo VI-I, 2004). Anticipa la seconda sala lo sguardo dell’opera Cabeza Roja (resina di poliestere e ferro, 2008). Giace inerme sul pavimento l’enorme testa di donna, creando in chi la osserva un rapido collegamento storico-visivo con la pietrificante testa mozzata di Medusa, presente in tutta l’iconografia storico artistica dal più noto Caravaggio, passando per il bronzo di Benvenuto Cellini fino al più recente Damien Hirst. Non c’è opera che non richiami la mente a qualcosa di visto in precedenza. È infatti su questa associazione visiva che gioca l’artista Javier Marin. La studiata plasticità delle opere in mostra ci accompagna in un percorso a ritroso nei luoghi e nella storia, per farci ricordare le numerose figurazioni che, come forme archetipiche, riempiono la nostra mente. Un’altra testa attende il visitatore nel suo percorso. Precede l’opera Cabeza Chico Grande (2010) l’odore di legno che avvolge tutta la sala. Infatti la scultura è stata appositamente creata per l’esposizione e il legno della Val Gardena, che dà forma all’opera, ne incrementa la bellezza plastica attraverso le chiare venature. Interrompe l’atmosfera grottesca della mostra il video illustrativo della Fondazione Javier Marin (Messico) volto a raccontare il percorso artistico di Javier Marin. Superato questo intermezzo video si ritorna alle forme imponenti delle sculture che come l’opera Torso de Mujer (2008) intraprendono un dialogo serrato con opere adiacenti, come Torso de Hombre Marcado (2008). Proprio in queste due opere non si può ignorare, come davanti all’onda di corpi in En Blanco, la sensazione di incompiuto che caratterizza la superficie sfaccettata delle sculture. Come se mancasse ancora il lavoro di morbida definizione, essenziale nella classicità affinché le opere si potessero definire compiute. Ma le opere di Javier Marin non sono classiche, semmai evocano il classicismo ma forma espressionista ed è per questo che il non finito guadagna valore, lasciando che l’irregolarità della “pelle” dei suoi busti ci inquieti. L’opera non deve necessariamente essere conclusa lasciando aperto quello spiraglio di possibilità che abbraccia un futuro in evoluzione. La mostra si conclude con un focus su due sculture riflettenti, le opere Reflejo VI e V (2015) e Reflejo I Grande (2017). Quest’ultima si distingue per la sua grandezza, elevandosi per più di tre metri d’altezza viene superata solo dai sette metri dell’opera Reflejo VII (Bronzo, 2017) appositamente collocata all’ingresso del museo. È proprio la grandezza, secondo Javier Marin, a determinarne la monumentalità e a rendere l’opera veramente visibile nello spazio pubblico. A volte è necessario alzare la voce per essere ascoltati nel rumore del mondo, essere un’artista vuole anche dire sapersi distinguere da quel rumore ma attraverso altri mezzi. Javier Marin rende la sua altre più visibile puntando all’occhio per arrivare alla mente del grande pubblico. 

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Orari e costo Biglietti:

Javier Marín / CorpusDal 21 giugno al 09 settembre 2018

ULTIMO INGRESSO UN’ORA PRIMA

lunedì 14.30 – 19.30

martedì – mercoledì – venerdì – domenica 09.30 – 19.30

giovedì – sabato 09.30 – 22.30

Intero 13 euro

Ridotto 11 euro

Maggiori info: http://www.mudec.it/ita/

 

The Bow ©

Immagine correlata

S.V

English Version:

They seem to echo the words of Virgil in the gloomy and tormented atmosphere of the Corpus exhibition at the MUDEC (Museo Delle Culture), curated by the critic Christian Barragàn. No sound accompanies the visitor in this Dantesque circle along 36 works, which welcomes the visitor with the coldness of what appear to be nude meats (polyester and iron resin) in the work En Blanco (2015). The cluster of shapeless bodies creates an imposing sculpture that occupies most of the first room, capturing the observer’s attention completely. To accompany the impressive work are three bronze sculptures incarnating monstrous humanoid features (without title VI-I, 2004). Anticipate the second room with the look of the work Cabeza Roja (polyester and iron resin, 2008). The enormous head of a woman lies helpless on the floor, creating a quick historical-visual connection with the petrifying severed head of Medusa, present in all the historical artistic iconography by the most famous Caravaggio, through the bronze of Benvenuto Cellini up to the most recent Damien Hirst. There is no work that does not recall the mind to something seen previously. It is in fact on this visual association that plays the artist Javier Marin. The studied plasticity of the works on show accompanies us on a journey back in places and in history, to make us remember the numerous figures that, like archetypical forms, fill our mind. Another head awaits the visitor on his way. It precedes the work Cabeza Chico Grande (2010) the smell of wood that wraps the whole room. In fact, the sculpture was specially created for the exhibition and the wood of Val Gardena, which gives shape to the work, increases its plastic beauty through the clear veins. The illustrative video of the Javier Marin Foundation (Mexico), interrupting the grotesque atmosphere of the exhibition, aims to recount the artistic career of Javier Marin. Beyond this video intermezzo we return to the imposing forms of the sculptures that like the opera Torso de Mujer (2008) undertake a close dialogue with adjacent works, such as Torso de Hombre Marcado (2008). Precisely in these two works one can not ignore, as before the wave of bodies in En Blanco, the unfinished sensation that characterizes the multifaceted surface of the sculptures. As if the work of soft definition was still lacking, essential in classicism so that the works could be defined as completed. But the works of Javier Marin are not classic, but rather evoke classicism but an expressionist form, which is why the unfinished gains value, leaving the irregularity of the “skin” of its busts troubling us. The work does not necessarily have to be completed, leaving open the glimmer of possibilities that embraces an evolving future. The exhibition ends with a focus on two reflecting sculptures, the works Reflejo VI and V (2015) and Reflejo I Grande (2017). The latter is distinguished by its size, rising to more than three meters in height is surpassed only by the seven meters of the work Reflejo VII (Bronze, 2017) specially placed at the entrance of the museum. It is precisely the greatness, according to Javier Marin, that determines its monumentality and makes the work truly visible in the public space. Sometimes it is necessary to raise the voice to be heard in the noise of the world, being an artist also means to know how to distinguish from that noise but through other means. Javier Marin makes his others more visible by focusing on the eye to get to the mind of the general public.

 

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