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L’anacronismo del bello

Se vi dicessi che la storia non esiste, che il vostro pensare di essere contemporanei è in verità una forma mentis, creata dalla società, per inscatolare le cose, le persone, gli eventi, i luoghi e i ricordi. Se poi vi dicessero, però, che c’è un modo per riappropriarti di tutto ciò, per andare oltre questa eterna sensazione di inadeguatezza del tempo in cui vivete. Giorgio Agamben nel suo saggio “Che cos’è il Contemporaneo” sostiene che per essere veramente contemporanei bisogna guardare il proprio tempo da un punto di vista differente. Dargli una chiave di lettura esterna. Saper osservare ciò che paradossalmente non è visibile. Essere anacronistici. C’è un ambito del sapere che in particolare si dedica a questa capacità: l’Arte. Ci hanno insegnato ad approcciarci al mondo dell’arte da una storia che ne definisce le forme, le componenti, i luoghi, le persone e soprattutto l’autenticità. Ma la storia cos’è? Non è forse il presente che viene ra

 

ccontato da esseri umani? E quel racconto ci perviene attraverso quale chiave di lettura? Un giorno una persona davanti al mio decantare l’oggettiva bellezza dell’opera osservata mi fece notare l’inesistenza dell’oggettività stessa. Ogni cosa è soggettiva proprio perché nasce dal soggetto stesso, come singolo individuo differente da ogni suo simile. Per ciò vi richiedo: se vi dicessero che il modo con cui avete sempre guardato la storia e la sua oggettività fosse sbagliato? Come vi sentireste sapendo che ogni libro studiato, ogni postulato storico, non è che una narrazione soggettiva e manipolabile? In questa analisi l’arte ha un ruolo fondamentale. Sempre inscatolata all’interno di confini cronologici, l’arte, per l’osservatore ferocemente anestetizzato dall’omologazione mediatica, non è altro che un susseguirsi di date a cui viene fatto corrispondere un determinato stile artistico. Allora se io vi dicessi pensate all’opera: Testa di Medusa, voi cosa rispondereste? Caravaggio, certamente, e forse anche Cellini. E se io vi rispondessi Damine Hirst? Voi, forse, fareste una breve ricerca online e scoprireste che la sua Testa di Medusa (2013) possiede una plasticità tale da farvi dubitare riguardo l’età del suo autore. A questo punto ponetevi una domanda: non è forse la vostra mente, abituata a pensare le forme all’interno di delimitazioni cronologiche, a essere antica, stoccata in confini? Se il vostro cervello seleziona automaticamente ciò che osserva oggi, creato nell’epoca in cui esistiamo, come antica; è perché lo associa ad una forma, struttura e composizione che la storia gli ha insegnato a collocare. Per questo oggi vi propongo un esercizio mentale in un percorso che attraversa le opere dell’artista americano Barry x Ball. 

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Esposte alla Villa Panza di Varese, le opere si articolano nella mostra Barry X Ball. The end of history, prima retrospettiva italiana sull’artista. In collaborazione con la mostra a Villa Panza, il Castello sforzesco di Milano espone due opere dell’artista Barry x Ball. L’esposizione in Villa, visitabile fino al 9 dicembre 2018, gode di una duplice curatela, che vede la collaborazione del direttore di Villa e Collezione Panza, Anna Bernardini e la storica dell’arte e collezionista Laura Mattioli. Le 56 opere in mostra offrono un percorso nella progressione artistica di Barry x Ball dagli anni ‘80 a oggi. Nelle sale è possibile fare un viaggio all’interno delle prime opere caratterizzate da pannelli a fondo oro, i Portraits degli anni 2000, fino ad arrivare ai più recenti Masterpieces. Diversamente da come vengono, purtroppo oggi ancora concepite le impostazioni narrative di molte mostre, Barry X Ball. The end of history non segue un percorso cronologico lasciandosi scoprire sala per sala. A incrementare la bellezza d’insieme che colpisce l’occhio del visitatore è sicuramente l’armonia formale delle stanze settecentesche che permette una relazione ottimale tra la luce e la materia delle opere. È infatti proprio la materialità delle opere che ne determina tutta l’essenza. Due busti femminili, al primo piano della Villa, accolgono il visitatore nel suo percorso: Envy e Purity (Invidia e Purità), (2008-18). Le opere, appositamente collocate, creano un contrasto estetico che si annulla davanti alla morbidezza delle forme generate dal marmo di Portovenere e dall’onice bianco traslucido. Come non voler toccare ogni piega del morbido velo che poggia sul viso di Purity e come non rimanere estasiati davanti alle marmoree venature sul busto di Envy. Proseguendo si possono osservare opere dorate degli anni ‘80 e ‘90, dei polittici contemporanei che ci sfidano a interrogarci sulla differenza tra scultura e pittura. Il vero apice della mostra si genera da un urlo silente che si mostra nel Portrait sculptures di Matthew Barney e lo stesso artista (2000-09). I due busti dialogano nel silenzio volgendo lo sguardo l’uno verso l’altro, mentre il grido che si alza dal loro retro, come uno sfogo represso, si scaglia verso chi li osserva. A rendere la composizione più drammatica è il giavellotto d’orato che ne perfora il marmoreo cranio rosso e bianco. La visita termina nello spazio per le Rimesse delle Carrozze dove è possibile trovare Sleeping Hermaphrodite (Ermafrodite dormiente, 2008-10), un’addormentata bellezza in Marmo nero del Belgio. La sua delicata morbidezza e la sua reale collocazione su un basamento che simula l’altezza effettiva di un comune letto, regalano a chi la osserva una rottura da quelle impalpabili sculture classiche che adornando i musei di tutto il mondo, che, posizionate su immensi piedistalli, tutto creano fuorché una connessione con l’osservatore, allontanando sempre più il pubblico da una piacevole e stimolante fruizione. 

 

Proprio su questa idea di stimolo di basa tutto il percorso proposto dall’arte di Barry x Ball. Un esercizio mentale propostovi in precedenza che si rivela solo ora, dopo aver osservato la magnifica plasticità della luce intersecata alla materia delle opere. Le opere, infatti, partendo dalla produzione artistica degli anni 2000, sono riproduzioni di sculture esistenti. Scansionando e stampando in 3D le sculture esistenti come Envy (2008), riproduzione dell’opera La Invidia (1670) dello scultore fiammingo Giusto le Court (1627-1679).  Barry x Ball sfida il dibattuto, e più che mai contemporaneo, tema dell’autenticità artistica. Coscienti che ciò che stiamo osservando è una copia, possiamo comunque definirla opera d’arte? o subentrerà l’automatica svalutazione da opera d’arte a mero oggetto? Questo è il dilemma su cui gioca lo stesso artista invitandoci ad andare oltre gli storici sistemi artistici di giudizio, fondati sul valore massimo dell’aura e sulla genialità saturnina dell’artista. Prima di permetterci di svalutare l’opera proviamo a pensare un attimo a cosa sono la scultura e il disegno. Non sono forse delle copie del reale? Non vanno forse a riprodurre fedelmente qualcosa di già esistente? Anche la fotografia come mezzo di riproduzione del reale ha dovuto attendere anni per entrare a far parte del mondo dell’arte. Infatti solo nel 1940, con la creazione del dipartimento di fotografia al Museum of Modern art (MoMa), (NY), la fotografia è entrata definitivamente a far parte dell’arte contemporanea. Ciò che l’arte di Barry x Ball fa e ricollocarsi all’interno di un sistema dell’arte mummificato. Attraverso la bellezza delle sue riproduzioni e servendosi delle tecnologie contemporanee, regala un nuovo significato alle opere. Si segna, forse oggi, un nuovo momento dell’arte che ignorando i confini temporali, recupera la formalità plastica dell’antico. Fuggendo sempre più all’impalpabilità dell’astrazione torna alla concretezza del reale. 

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Maggiori info: https://www.fondoambiente.it/the-end-of-history/barry-x-ball/ 

Aperta tutti i giorni, tranne i lunedì non festivi, dalle 10:00 alle 18:00.

Biglietto: 

Intero: € 15,00

Studente (18 – 26 anni): € 10,00

 

The Bow ©

Immagine correlata

S.V

English version:

The anachronism of beauty

If I told you that history does not exist, that your thinking of being contemporary is in truth a forma mentis, created by society, to box things, people, events, places and memories. But if they told you, however, that there is a way to reappropriate all of this, to go beyond this eternal feeling of inadequacy of the time in which you live. Giorgio Agamben in his essay “What is the Contemporary” argues that to be truly contemporary, one must look at one’s own time from a different point of view. Give it an external reading key. Knowing how to observe what is paradoxically not visible. Being anachronistic. There is a field of knowledge that in particular is dedicated to this capacity: Art. They taught us to approach the art world from a history that defines its forms, its components, its places, its people and above all its authenticity. But what is the story? Is not this the present that is told by human beings? And that story comes to us through which key of reading? One day a person in front of my decanting the objective beauty of the observed work pointed out to me the inexistence of objectivity itself. Everything is subjective precisely because it originates from the subject itself, as a single individual different from each of his similar. For this I ask you: if they told you that the way you have always looked at history and its objectivity was wrong? How would you feel knowing that every studied book, every historical postulate, is but a subjective and manipulative narration? In this analysis, art plays a fundamental role. Always boxed within chronological boundaries, art, for the observer fiercely anesthetized by media approval, is nothing but a succession of dates to which a certain artistic style is matched. So if I told you, think of the work: Head of Medusa, what would you answer? Caravaggio, certainly, and maybe even Cellini. What if I answered Damine Hirst? You, perhaps, would do a short research online and you would find out that his Head of Medusa (2013) has a plasticity that makes you doubt about the age of its author. At this point ask yourself a question: is it not your mind, used to thinking the forms within chronological boundaries, to be ancient, stored in borders? If your brain automatically selects what you observe today, created in the era in which we exist, as ancient; it is because he associates it with a form, structure and composition that history has taught him to place. This is why today I propose a mental exercise in a journey that crosses the works of the American artist Barry x Ball.

Exhibited at the Villa Panza in Varese, the works are divided into the exhibition Barry X Ball. The end of history, the first Italian retrospective on the artist. In collaboration with the exhibition at Villa Panza, the Castello Sforzesco of Milan exhibits two works by the artist Barry x Ball. The exhibition in the Villa, can be visited until December 9th 2018, has a double degree of curatorship, with the collaboration of the director of Villa and Collezione Panza, Anna Bernardini and the art historian and collector Laura Mattioli. The 56 works on show offer a journey into the artistic progression of Barry x Ball from the 80s to today. In the rooms you can take a trip inside the first works characterized by panels with a gold background, the Portraits of the 2000s, up to the most recent Masterpieces. Unlike what they are, unfortunately today still conceived the narrative settings of many exhibitions, Barry X Ball. The end of history does not follow a chronological path, letting us discover room by room. To enhance the overall beauty that strikes the eye of the visitor is certainly the formal harmony of the eighteenth-century rooms that allows an optimal relationship between the light and the material of the works. It is indeed the materiality of the works that determines its whole essence. Two female busts, on the first floor of the Villa, welcome the visitor along his path: Envy and Purity (2008-18). The works, specially placed, create an aesthetic contrast that vanishes before the softness of the shapes generated by the marble of Portovenere and the translucent white onyx. How not to touch every fold of the soft veil that rests on Purity’s face and how not to be enraptured in front of the marble veins on Envy’s bust. Continuing we can see golden works of the ’80s and’ 90s, contemporary polyptychs that challenge us to question the difference between sculpture and painting. The true peak of the exhibition is generated by a silent scream that is shown in the Portrait sculptures by Matthew Barney and the same artist (2000-09). The two busts converse in silence, turning their gaze towards each other, while the cry rising from their back, like a repressed outburst, hurls towards the observer. To make the composition more dramatic is the javelin of the bream that pierces the marble red and white skull. The visit ends in the space for the Coaches’ Remittances where you can find Sleeping Hermaphrodite (2008-10), a sleepy beauty in Belgian black marble. Its delicate softness and its real collocation on a base that simulates the actual height of a common bed, give the observer a break from those impalpable classical sculptures that adorn the museums around the world, which, positioned on huge pedestals, everything creates a connection with the observer, further alienating the public from a pleasant and stimulating fruition.

It is precisely on this idea of ​​stimulation that the whole path proposed by the art of Barry x Ball is based. A mental exercise previously proposed to you is revealed only now, after observing the magnificent plasticity of light intersected with the matter of the works. The works, in fact, starting from the artistic production of the 2000s, are reproductions of existing sculptures. Scanning and printing in 3D the existing sculptures such as Envy (2008), reproduction of the work La Invidia (1670) by the Flemish sculptor Giusto le Court (1627-1679). Barry x Ball challenges the debate, and more than ever contemporary, the theme of artistic authenticity. Aware that what we are observing is a copy, can we still call it a work of art? or will the automatic devaluation from a work of art substitute the object? This is the dilemma on which the artist himself plays, inviting us to go beyond the historical artistic systems of judgment, based on the maximum value of the aura and on the saturnine genius of the artist. Before allowing us to devalue the work we try to think for a moment what sculpture and drawing are. Are not they copies of the real? Do not they go to faithfully reproduce something already existing? Even photography as a means of reproducing the real has had to wait years to become part of the art world. In fact, only in 1940, with the creation of the department of photography at the Museum of Modern Art (MoMa), (NY), photography has definitely become part of contemporary art. What the art of Barry x Ball does and relocate within a mummified art system. Through the beauty of its reproductions and using contemporary technologies, it gives new meaning to the works. It marks, perhaps today, a new moment in art that ignores the temporal boundaries, recovers the plastic formality of the ancient. Fleeing more and more to the impalpability of abstraction back to the concreteness of reality.

More info: https://www.fondoambiente.it/the-end-of-history/barry-x-ball/

Open every day, except on non-holiday Mondays, from 10:00 to 18:00.

Ticket:

Full price: € 15.00

Student (18 – 26 years): € 10.00

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