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Nero come la luce

Conoscete un luogo dove architettura e arte si incontrano? Se la risposta è no ve ne parliamo noi! Nel cuore di Milano a pochi passi dal Duomo prende vita un dialogo culturale fatto di volumi geometrici, linee colorate e reticoli tridimensionali. La Fondazione Carriero (via Cino del Duca, 4, Milano) mette in mostra le opere dell’artista concettuale Sol LeWitt (1928-2007), in un chiaro e armonioso dialogo con la struttura bianca delle sue modernissime pareti.  La mostra gode del vantaggio si essere ospitata in una delle più belle architetture milanesi: il Palazzo Parravicini, la cui facciata di mattoni rossi, risale al 1400. Una facciata che si contrappone all’atmosfera calma e luminosa dell’interno, intrecciando le forme alla luce, le opere silenziose corrono sulle pareti bianche, come l’opera Wall Drawing #263. Salta all’occhio la relazione tra la forma architettonica dell’infisso bianco e l’opera disegnata sul muro. Da questa duplice relazione, opera-architettura, si intuisce la firma della curatela che ha visto complici l’architetto Rem Koolhaas e il curatore Francesco Stocchi. Per la realizzazione dei Wall Drawings sono stati inviati degli esecutori dall’Estate of Sol LeWitt che hanno collaborato con studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera e della NABA.

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Percorrendo le sale del piano terra ci si trova davanti ad una grossa stalattite di cubi bianchi, nonché l’opera Inverted Spiraling Tower (1987), che, partendo dal soffitto, lascia intuire una continuità con la superficie confinante. Infondo alla stanza a sfidare l’immaginazione del visitatore è l’opera Wall Drawing #1267: Scribbles, una grande onda blu scuro che grazie alla forma inclinata del muro ricorda una gigantesca onda. Salendo verso il primo piano si è accompagnati dall’opera Wall Drawing #46, che mimetizzandosi perfettamente con il muro perimetrale alla scala, si lascia scorgere delicatamente dall’occhio del visitatore in un rapporto strettissimo con la strutturalità della scala. Ma il vero spettacolo arriva con l’opera Wall Drawing #51: All architectural points connected by straight lines (1970). L’opera si lascia scoprire piano, permettendo al visitatore di indagare le 6 opere in sala per poi rivelarsi sull’uscita. L’intreccio colorato blu parte dal soffitto a cassettoni della fondazione e arriva fino al pavimento. La continuità tra opera e architettura non potrebbe essere più evidente lasciando che il vivido colore blu vibrante all’interno dello spazio bianco e neutro della sala, catturi l’osservatore. Come degli affreschi le opere di Sol LeWitt sono un tutt’uno con le pareti oltre ad avere uno scopo ornamentale fungono proprio da elemento di continuità tra staticità strutturale e dinamicità artistica. A rompere la simmetria degli spazi bianchi delle sale precedenti è l’ottava e ultima sala che si riveste sulle pareti e sul soffitto di elementi tardo barocchi del confinante Palazzo Visconti. La sala espone l’opera 8 x 8 x 1 (1989), una struttura modulare a cubi bianchi che lascia intuire un’ideale connessione con le due opere viste nei piani precedenti, mente uno specchio su cui è disegnato, con un pennarello nero, il Wall Drawing #1104 (2003), rispecchia tutta la sala amplificandone notevolmente la percezione. I Wall Drawing, sapientemente collocati, riescono a tener sveglia la curiosità di sala in sala. In un gioco di geometrie, la mostra vuole riempire gli occhi e la mente del visitatore, facendogli osservare un dialogo vero, vivo e dinamico tra elementi considerati spesso statici. Un’arte così dinamica da essere riproducibile in ogni momento da chiunque, in quanto la prerogativa artistica dei Wall Drawings è proprio quella di essere riprodotti senza la fisicità dell’artista ma con il tassativo e rigoroso lascito di istruzioni dell’artista. Sol LeWitt infrange la problematica del tempo, trova il modo di sopravvivere eternamente nella sua arte; un’arte capace di generare corrispondenza tra diversi elementi e mettere in scena dialoghi materici, un’arte in grado di creare legami è sempre una buona arte.

 

Per maggiori info: http://fondazionecarriero.org/it/

Orari:

Da martedì a domenica, 11.00 – 18.00

Entrata libera.

Chiuso il lunedì.

S.V

Immagine correlata

The Bow ©

Do you know a place where architecture and art meet? If the answer is no we’ll talk about it! In the heart of Milan, just a few steps from the Duomo, a cultural dialogue takes place, made up of geometric volumes, colored lines and three-dimensional lattices. The Carriero Foundation (via Cino del Duca, 4, Milan) showcases the works of the conceptual artist Sol LeWitt (1928-2007), in a clear and harmonious dialogue with the white structure of its modern walls. The exhibition has the advantage of being housed in one of the most beautiful Milanese buildings: Palazzo Parravicini, whose red brick facade dates back to 1400. A façade that contrasts with the calm and luminous atmosphere of the interior, intertwining the light, silent works run on the white walls, like the work Wall Drawing # 263. The relationship between the architectural form of the white fixture and the artwork drawn on the wall catches the eye. From this dual relation, opera-architettura, we can guess the signature of the curator who has seen accomplices the architect Rem Koolhaas and the curator Francesco Stocchi. For the realization of the Wall Drawings performers were sent by the Estate of Sol LeWitt who collaborated with students of the Academy of Fine Arts of Brera and NABA.

Going through the rooms on the ground floor you will find a large stalactite of white cubes, as well as the Inverted Spiraling Tower (1987), which, starting from the ceiling, suggests a continuity with the neighboring surface. At the base of the room to challenge the visitor’s imagination is the work Wall Drawing # 1267: Scribbles, a big dark blue wave that, thanks to the inclined shape of the wall, recalls a gigantic wave. Going up to the first floor you are accompanied by the work Wall Drawing # 46, which perfectly camouflages with the perimeter wall to the staircase, is gently visible from the eye of the visitor in a very close relationship with the structure of the staircase. But the real show comes with the work Wall Drawing # 51: All architectural points connected by straight lines (1970). The work is left to discover plan, allowing the visitor to investigate the 6 works in the room and then reveal themselves on the exit. The blue colored weave starts from the coffered ceiling of the foundation and reaches the floor. The continuity between work and architecture could not be more evident, leaving the vivid vibrant blue color within the neutral white space of the room, capturing the observer. Like the frescoes, Sol LeWitt’s works are one with the walls in addition to having an ornamental purpose, they act as an element of continuity between structural immobility and artistic dynamism. To break the symmetry of the white spaces of the previous rooms is the eighth and last room that covers the walls and ceiling of late Baroque elements of the neighboring Palazzo Visconti. The room exhibits the work 8 x 8 x 1 (1989), a modular structure in white cubes that suggests an ideal connection with the two works seen in the previous plans, while a mirror on which it is drawn, with a black marker, the Wall Drawing # 1104 (2003), reflects the whole room greatly amplifying the perception. Wall drawings, cleverly placed, manage to keep the curiosity of the hall in the room awake. In a game of geometry, the exhibition aims to fill the eyes and the mind of the visitor, making him observe a true, lively and dynamic dialogue between elements often considered static. An art so dynamic as to be reproducible at any time by anyone, as the artistic prerogative of Wall Drawings is precisely to be reproduced without the physicality of the artist but with the strict and strict legacy of the artist’s instructions. Sol LeWitt breaks the problem of time, finds the way to survive eternally in his art; an art capable of generating correspondence between different elements and staging material dialogues, an art capable of creating bonds is always a good art.

                                                                             S.V

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