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Un dialogo al GAM

Un dialogo è in atto a Milano attraverso la mostra “Una tempesta dal Paradiso”. Dialogo che vede come protagonisti la GAM (Galleria d’Arte Moderna), il Solomon R. Guggenheim Museum di New York e tredici artisti (Lida Abdul, Abbas Akhavan, Kader Attia, Ergin Çavuşoğlu, Ali Cherri, Joana Hadjithomas e Khalil Joreige, Rokni Haerizadeh, Susan Hefuna, Iman Issa, Gülsün Karamustafa, Hassan Khan e Ahmed Mater). A dar forma a questo dialogo di culture sono Sara Raza, curatrice della sezione Guggenheim UBS MAP Global Art Initiative per il Medio Oriente e il Nord Africa (iniziativa artistica creata dal Guggenheim Museum, in collaborazione con UBS, che in 5 anni si è posta l’obiettivo di creare 8 mostre in 3 regioni del mondo differenti e con solo 3 curatori a diposizione: June Yap, Pablo León de la Barra, Sara Raza), Paola Zatti e Omar Cucciniello Conservatori Responsabili della Galleria d’Arte Moderna.

 

a02bf6fd-46b3-427a-82a3-65b3b26f3dd0È un confronto botta e risposta quello tra l’architettura Neoclassica della GAM e le molteplici culture che danno forma alle opere in mostra. Nel salone d’ingresso il visitatore viene accolto dall’opera installazione Allevamento di Polvere (2011) di Ergin Çavuşoğlu, che, se non si fa attenzione, si rischia di non notare. L’opera è visibile in tutta la sua grandezza attraverso una telecamera a circuito chiuso dove il visitatore si scoprirà a guardarsi calpestarla in un televisore accanto all’ingresso.

Ad aprire veramente la mostra è una scala d’orata (Corrimano di Banca, 2010), fluttuante. L’opera, dell’artista Hassan Khan, lascia appesi a una presenza indefinibile, quasi a volerci portare a sperare in qualcosa che non vediamo ma che percepiamo lì, davanti a noi. Una contrapposizione formale che dialoga con la struttura marmorea della GAM trasportandoci nel suo luogo d’origine: la sede centrale della Banca d’Egitto Misr al Cairo. La materialità dell’oggetto in mostra si trova anche più avanti nell’opera Studi sul Patrimonio #10 (2015) di Iman Issa. L’opera, che è il modello di rame in scala di una colonna, ricorda un grosso proiettile o una vecchia bomba e si intreccia a una critica sociopolitica che differisce fra paesi, culture e epoche differenti.

Più avanti l’opera Crea la tua storia con il Materiale Fornito (1997) dell’artista turca Gülsün Karamustafa, indaga la violenza attraverso trenta magliette misura bambino di cotone bianco, tenute insieme da un filo nero. L’opera considerata dalla stessa artista: «macabra», vuole evidenziare la tragedia dei bambini immigrati in Turchia che spesso vengono abbandonati e dimenticati. Ma vuole anche criticare la violenta espansione dell’economia occidentale volta a ignorare sempre più le altre culture. Una piccola anzi piccolissima città si trova nella penultima sala in mostra, dove l’opera Senza Titolo (Ghardaïa, 2009) dell’artista Kader Attia, riproduce in scala la città algerina Ghardaïa. Uno strano odore potrebbe incuriosirvi sulla composizione dell’opera che infatti è formata da Couscous compatto ricordandoci la sua effimerità. Sullo sfondo due noti architetti occidentali (Le Corbusier e Ferdinand Pouillon) ci osservano in stampa. L’opera vuole essere una critica al plagio architettonico della cultura moderna che spesso non dichiara la fonte delle culture da cui trae ispirazione.

 

b522bcfa-3c35-4f25-926c-f078585d84fbA chiudere la mostra un cimitero di fiori. L’opera Studio per un Monumento (2013-2016) presenta una serie di calchi in bronzo di piante native dei sistemi fluviali mesopotamici del Tigri e dell’Eufrate. Come un vero monumento ai caduti i calchi dei fiori, posizionati su un telo bianco, hanno lo scopo di far percepire a chi li guarda un cimitero desolato che rimanda alla devastazione fisica che la guerra opera su ogni territorio e popolazione incontrata.

Una mostra impegnata a essere un dialogo aperto, ma anche una critica alla politicizzazione e alla stereotipata visione di luoghi considerati troppo spesso di secondo livello rispetto alla centralità dell’Occidente. Efficace nel suo sodalizio architettonico, l’allestimento risulta purtroppo debole nel rapporto tra opera e visitatore. Causa forse le sale, ancora intrise del modello di White Cube, tendono ad apparire un po’ fredde, mancano di quel collegamento essenziale tra opera e osservatore che dovrebbe costituire la chiave di volta di tutta la mostra.

Per maggiori Info: http://www.gam-milano.com/it/home/ Martedì – domenica 9.00 – 17.30
(ultimo accesso 30 minuti prima dell’orario di chiusura) Lunedì chiuso

TARIFFE MOSTRA/MUSEO • biglietto intero € 5,00 • biglietto ridotto € 3,00

The Bow ©

S.V

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The Bow ©

English version:

A dialogue is underway in Milan through the exhibition “Una tempesta dal Paradiso”. Dialogue featuring the GAM (Gallery of Modern Art), the Solomon R. Guggenheim Museum in New York and thirteen artists (Lida Abdul, Abbas Akhavan, Kader Attia, Ergin Çavuşoğlu, Ali Cherri, Joana Hadjithomas and Khalil Joreige, Rokni Haerizadeh, Susan Hefuna, Iman Issa, Gülsün Karamustafa, Hassan Khan and Ahmed Mater). Sara Raza, curator of the Guggenheim section UBS MAP Global Art Initiative for the Middle East and North Africa (an artistic initiative created by the Guggenheim Museum, in collaboration with UBS, which in five years The

objective is to create 8 exhibitions in 3 different regions of the world and with only 3 curators available: June Yap, Pablo León de la Barra, Sara Raza), Paola Zatti and Omar Cucciniello Conservators Responsible for the Gallery of Modern Art.

It is a comparison between the Neoclassical architecture of GAM and the multiple cultures that give shape to the works on show. In the entrance hall, the visitor is welcomed by the installation of the Dust Breeding (2011) by Ergin Çavuşoğlu, which, if you are not careful, is in danger of not noticing. The work is visible in all its grandeur through a CCTV camera where the visitor will discover to watch trample on a television next to the entrance.

To really open the exhibition is golden scale (Bank Handrail, 2010), fluctuating. The work, by the artist Hassan Khan, leaves hanging from an indefinable presence, almost as if to want us to hope for something we do not see but that we perceive there, before us. A formal contraposition that dialogues with the marble structure of the GAM transporting us to its place of origin: the headquarters of the Bank of Egypt Misr in Cairo. The materiality of the object on show is also found later in the work Heritage Studies # 10 (2015) by Iman Issa. The work, which is the copper model of a column, recalls a large projectile or an old bomb and is intertwined with a sociopolitical critique that differs between countries, cultures and different eras.

Later the work Create Your Own Story with the Given Material (1997) by the Turkish artist Gülsün Karamustafa, investigates the violence through thirty t-shirts measuring white cotton child, held together by a black thread. The work considered by the artist herself: «macabre», wants to highlight the tragedy of immigrant children in Turkey who are often abandoned and forgotten. But it also wants to criticize the violent expansion of the Western economy aimed at increasingly ignoring other cultures. A small but rather small city is located in the penultimate hall on display, where the work Untitled (Ghardaïa, 2009) by the artist Kader Attia, reproduces the Algerian city Ghardaïa in scale. A strange smell could intrigue you on the composition of the work that is in fact formed by compact Couscous reminding us of its ephemerality.

In the background two well-known western architects (Le Corbusier and Ferdinand Pouillon) observe us in print. The work aims to be a criticism of the architectural plagiarism of modern culture that often does not declare the source of the cultures it draws inspiration from.

A flower cemetery closes the show. The work Studio for a Monument (2013-2016) presents a series of bronze casts of native plants of the Mesopotamian fluvial systems of the Tigris and Euphrates. As a true monument to the fallen, the casts of flowers, placed on a white cloth, have the aim of making perceiving to those who look at them a desolate cemetery that refers to the physical devastation that the war operates on every territory and population encountered.

An exhibition committed to being an open dialogue, but also a critique of politicization and the stereotyped view of places considered too often second level compared to the centrality of the West. Effective in its

architectural association, the exhibition is unfortunately weak in the relationship between work and visitor. Perhaps the rooms, still imbued with the White Cube model, tend to look a little cold, lacking that essential link between the work and the observer that should be the keystone of the whole show.

For more info: http://www.gam-milano.com/it/home/ Tuesday – Sunday 9.00 – 17.30
(last access 30 minutes before closing time)
Monday closed

EXHIBITION RATES / MUSEUM • full ticket € 5.00
• reduced ticket € 3.00

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